Comunità
S. Gervasio   www.csg.too.it
Numero 80 (luglio-agosto 2003)

Sommario di

Comunità
S. Gervasio

n. 80 (Anno 13)
Luglio-Agosto 2003
 

01 Editoriale
02 Ultime dalla parrocchia
04 Un saluto da don Giancarlo
06 L’anno del Rosario
08 Le radici cristiane nella costituzione
09 Nuove droghe: internet in testa
10 Spirito Santo soffia su di noi
12 Volontariato e solidarietà
14 Una serata sul tema della missione
17 Statistiche anagrafiche
18 Saluti da suor Giancaterina
19 CRE scuola materna
20 Beach volley a casa nostra
22 CRE 2003
26 Corsi di Musica
27 L’estate del Gran Caldo
28 Calendario Scolastico
29 Festa dei chierichetti
30 Don Flaminio Collico
32 Federica, la Primavera del nostro ciclismo
34 Aiutiamoli a vivere
36 Tra i poveri per i poveri
38 La santa dei poveri
40 Il futuro del nostro paese
43 I nostri sponsors
46 Rinnovo abbonamento

(N.B.= I numeri di pagina del sommario sopra riportato si riferiscono al giornalino pubblicato e non a questo testo in formato word)
 
 

Editoriale

C’È UN TEMPO PER SEMINARE E UN TEMPO PER RACCOGLIERE…

In un contesto di vita dove i ritmi si fanno vorticosi e si fatica a cogliere lo spessore reale degli eventi, una riflessione sul tempo e sul come viverlo in maniera feconda può venirci in aiuto. Ci fanno da specchio in questa operazione una figura a noi cara, che in questo periodo abbiamo a cuore di ricordare in maniera più intensa: Papa Giovanni, di cui ricorre il quarantesimo della morte.

Una figura che ha saputo vivere il suo tempo seminando fiducia nella vita, bontà e speranza in modo così sovrabbondante da permettere alla chiesa di oggi di godere dei frutti maturati da tale semina.

Una constatazione s’impone: il bene seminato ha in sé una grande forza, resiste all’usura del tempo e alla memoria corta degli uomini. Una prova? L’Enciclica "Pacem in terris" di Papa Giovanni: può essere riconosciuta come seme che, cresciuto nel tempo, continua ancor oggi a dare i suoi frutti. Un’altra prova? La sua passione per gli ultimi: può essere guardata come albero robusto sotto il quale trovarono rifugio i poveri di allora, come seme che ancor oggi ha la forza di

interrogare le nuove generazioni e di sostenere il loro cammino di dono e di servizio.

A pensarci bene, il Vangelo ci chiama a seminare sempre, qualunque sia il terreno e il tempo: qualcuno raccoglierà.

Paolo ci ricorda: c’è chi semina e c’è chi miete, ma chi fa crescere il bene è Dio, e Dio soltanto! Che ci sia forse bisogno, anche oggi, di questo modo evangelico di guardare alla storia?
 
 

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ULTIME DALLA PARROCCHIA

Nell'ultimo giornalino avevo già accennato alla Benedizione delle famiglie in atto nella comunità. Dal 6 maggio al 17 giugno sono riuscito a passare nella maggior parte delle case della zona sud del paese per questa benedizione. L'occasione delle benedizioni, oltre che portare la benedizione del Cristo pasquale nelle case degli uomini di buona volontà, è un ottimo momento per uno scambio di parole - almeno una volta all'anno - fra il parroco e le famiglie del paese, specialmente quelle famiglie che hanno poche occasioni per incontrarlo. 

Da venerdì 23 maggio a lunedì 2 giugno l'A.C. Oratori Capriate S.G. con la polisportiva del paese e gli amici di Corumbà hanno organizzato presso i locali dell'oratorio un arco di feste all'insegna di "sport volontariato e solidarietà". L’annuale torneo in memoria di don Polini è stato assorbito da questa iniziativa. Per la descrizione della manifestazione si rimanda all'apposito articolo curato dai manifestanti. 

Nei sabati 7, 14, 21 giugno, presso i locali della parrocchia, la sig.na Rosanna Mandelli si è messa a disposizione per completare le dichiarazioni dei redditi modello CUD 2002 onde garantire il versamento della quota 8 per mille a favore della Chiesa cattolica. 

Venerdì 6 giugno ha avuto inizio l'attività di cucina delle feste patronali. 

La risposta di pubblico a questa sagra, limitatamente al suo aspetto esteriore, è sempre più rilevante. L'attività di cucina, infatti, è stata ancora più febbrile rispetto agli anni precedenti. Togliendo la spesa per nuove attrezzature che continuamente la cucina richiede, abbiamo avuto un guadagno netto di 9.000 euro. Un grazie meritato a tutti gli organizzatori e ai volontari di servizio. 

Domenica 8 giugno abbiamo abbinato la conclusione dell'anno catechistico con la festa per don Alberto Gervasoni, ordinato sacerdote il 31 maggio. Don Alberto -per l'occasione- ha celebrato la sua prima Messa in San Gervasio alle ore 10. Nella S. Messa la comunità gli ha offerto vari doni fra i quali un computer portatile.

Momento significativo di festa per don Alberto è stato anche, alle 12,30, il pranzo comunitario tenuto all'oratorio. Al pranzo hanno potuto partecipare tutte le persone che volevano purchè si fossero prenotate in anticipo. E' stata una lieta sorpresa il constatare che una buona parte dei presenti era composta dai giovani che hanno avuto a che fare con don Alberto nei due anni della sua permanenza in San Gervasio. Al pranzo abbiamo avuto la gioia di aver presente anche un buon numero di parenti di don Alberto. Fra loro, ancor più graditi ospiti, i famigliari del novello sacerdote. I genitori hanno poi presenziato, alla sera, allo spettacolo interamente pensato e organizzato dal gruppo giovani e non. Si è trattato di una rivisitazione in chiave umorisica della storia di don Alberto dall'infanzia al recente presente. Uno spettacolo piacevole che ci ha tenuti col fiato sospeso e col sorriso sulle labbra per più di un'ora. 

Lunedì 16 giugno alle 19,30 è stata organizzata in oratorio la cena dei volontari. Una cena aperta a tutte le persone che si impegnano nelle varie iniziative della parrocchia. Erano rappresentati i seguenti gruppi: Sacerdoti e Suore, Consiglio Pastorale, Catechisti, Giornalino, Pastorale familiare, Consiglio per gli Affari Economici, Distribuzione buste, arredo Chiesa, Sacristi, Pulizia Chiesa, Pulizia aule in parrocchia, Pulizia Oratorio, Gestione Bar, Persone di "fatica", Organisti e animatori domenica, Centro di primo ascolto. 

La restante settimana dal 17 al 21 giugno è stata dedicata alla preparazione spirituale alla festa dei Patroni. Da martedì 17 a giovedì 19, dopo la S. Messa delle 20,30 vari laici, mandati dalla Caritas diocesana, hanno presentato alcuni aspetti del mondo della Caritas. Ad ogni presentazione è seguito il dibattito dei presenti. Così, martedì, Francesco Pandolfi, Operatore alla Comunità don Milani di Sorisole ha presentato: "Adolescenti e disagio", un interessante quadro sulla situazione adolescenziale oggi. 

Mercoledì, il diacono Ireneo Mascheroni -Responsabile del Centro per la Famiglia di Treviglio ha tracciato uno spaccato sulla famiglia di oggi con il tema: "Famiglia: tra problemi e risorse".

Giovedì Livia Acerboni, Collaboratrice Caritas Diocesana Bergamasca, ha presentato "Il volontariato cristiano, motivazioni e i percorsi". 

Venerdì 20 è stata la giornata penitenziale, con la possibilità della confessione alle 15 e alle 20,30.

Sabato 21, dalle 15,00 alle 18,00 si è svolta l'adorazione Eucaristica; Alla sera, alle, 21, i "sifoi" di Bottanuco hanno animato la serata di vigilia. 

Poi è venuta la domenica dei Patroni, il 22, con il momento culminante della Messa serale seguita dalla processione con il Santissimo (era la solennità del Corpus Domini!) e le statue dei patroni per le vie del paese.

Quest’anno ha animato la processione il corpo musicale di Medolago. I quarantenni hanno "portato" le statue dei patroni. 

Nel pomeriggio di domenica 25 all’oratorio si è tenuta una interessante mostra di pittura e di artigianato artistico locale con giochi e trattenimenti di saluto ai ragazzi "di Cernobil", ragazzi ospiti nelle famiglie del nostro territorio e appena arrivati in Italia per la vacanza 2003. 

Lunedì 23 giugno ha avuto inizio il CRE che si è protratto fino a venerdì 18 luglio. La cronaca dell’iniziativa la lasciamo a un articolo a parte. 

Dal 31 luglio all’oratorio si è svolta la festa dei "Solo Nomadi" fans, accompagnata dalla mostra di prodotti artigianali dell’America Latina, da loro organizzata. Anche qui lasciamo la parola a loro, in un prossimo articolo. 

In occasione della Festa dei Patroni è stato messo in vendita il libro sulla storia di S. Gervasio a 10 Euro. Coloro che volessero acquistarlo possono rivolgersi al parroco.
 
 

Il comune di Capriate San Gervasio, in occasione delle Feste Patronali, ha stanziato la cifra di euro 550 per patrocinare le iniziative organizzate dalla Parrocchia nel mese dei Patroni.

Un vivo ringraziamento al comune.

don Giancarlo

 

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Undici anni a San Gervasio.

Sono passati 11 anni da quell 23 settembre 1992 in cui ho fatto il mio ingresso in San Gervasio, nell’occasione della festa dell’Addolorata.

Ora il vescovo di Bergamo, attraverso il suo vicario mons. Belotti, mi ha proposto una nuova parrocchia in cui continuare ad esercitare il mio ministero di sacerdote: la parrocchia di Boltiere. 

Il mio saluto ufficiale alla parrocchia verrà dato domenica 28 settembre. Il mio ingresso in Boltiere avverrà il 5 ottobre. Il 12 ottobre verrà celebrato l’ ingresso del nuovo parroco, don Alberto Caravina, sul quale diamo alcune notizie a parte. 

E’ sempre difficile affidare alle parole i sentimenti che passano nel cuore in questi momenti di passaggio da una parrocchia ad un’ altra. Da bambino i miei parenti si godevano spesso questa scena: goloso come pochi altri, mi facevano mettere la manina nel vaso dei dolci; la bramosia di arraffarne tanti metteva grinta alla mia presa; ma, quando ritiravo la mano, mi ritrovavo con sole due o tre caramelle. E’ proprio quello che succede ora con le parole: vorresti afferrare i sentimenti che attraversano il cuore, ma ti ritrovi solo ad esprimere pochi e inadeguati pensieri. 

Sul fatto innanzitutto che io passi in un’ altra parrocchia. Diciamo subito che noi preti siamo per natura girovaghi: fa parte del contratto che abbiamo fatto con la vita quando, a 25 anni nel mio caso, diventiamo sacerdoti. Visto sotto una angolatura di fede potrei dire che il nostro compito è quello di collocarci al servizio delle Chiese locali, mettendo a disposizione i nostri talenti in comunità sempre diverse. 

Se paragoniamo una comunità a un orto c’è il sacerdote più portato a coltivarlo ad erba, quello che preferisce gestirlo a orto, chi preferisce vedervi tante piante da frutto, e chi invece ama trovarvi piante delle più diverse qualità...In tal modo il terreno si arricchisce ora di un orto ora di piante da frutto, ora di erba.... In altre parole: i pochi o molti talenti che noi sacerdoti possediamo, diventano negli anni ricchezza per più comunità, al servizio della fantasia dello Spirito.

Se guardo indietro a questi 11 anni passati nella comunità di San Gervasio rivedo tanti volti: i volti delle famiglie per le quali ho celebrato battesimi, i volti dei comunicati, dei cresimati, del nutrito gruppo di catechisti, degli ammalati a cui ho portato mensilmente la comunione, delle persone in ricovero, dei membri del consiglio pastorale e amministrativo, del giornalino; i volti delle volontarie e volontari che mi hanno personalmente aiutato in casa nei lavori domestici e nella gestione della parrocchia e degli enti parrocchiali; rivedo i gruppi parrocchiali, i sacerdoti delle tre frazioni del paese, i Padri Camilliani; ripenso alle suore delle poverelle, di Villa Delizia, della clausura; ricordo i volontari della parrocchia e dell’ oratorio; non dimentico i volti di tanti benefattori, i volti di chi è andato alla casa del Padre (315 persone dal 1993 ad oggi!), i volti di chi frequenta le Messe domenicali e di chi non frequenta, i volti di tutte le famiglie del paese. Ogni tanto, nella preghiera, faccio passare davanti alla fantasia le persone di tutto il paese: via per via, casa per casa, secondo l’ ordine che seguo per le benedizioni delle famiglie; rivedo così famiglie, situazioni, problemi.... e li affido al Signore. In questi giorni ripenso così tutta la comunità.

E una preghiera mi sale dal cuore: "Sono Tuoi; li hai affidati per un breve momento a me; ho fatto quello che potevo fare; ora li rimetto nelle Tue mani, che sono sempre mani forti e fedeli: tu provvederai".

Se guardo indietro a questi 11 anni passati nella comunità di San Gervasio mi passano davanti agli occhi tanti avvenimenti. Ho cercato di descriverli nel libro su San Gervasio che -sembrava un presagio!- è uscito alcuni mesi prima del mia partenza. Alla fine del libro ho riportato i fatti più salienti vissuti dalla comunità dal 1993 fino alla conclusione delle Missioni al popolo, verso la fine del 2002. Li rivisito.... 

Ripenso alle esperienze pastorali: la costituzione del primo Consiglio Pastorale Parrocchiale (ottobre 1994), l’ inizio dell’ esperienza della lectio divina (1995), gli esercizi spirituali dettati dal Vescovo via radio e seguiti dalla comunità nel salone del cinema (1997), il pellegrinaggio parrocchiale alla Sindone di Torino (1998), il pellegrinaggio in Sicilia in preparazione al Giubileo (1998) Il nuovo consiglio pastorale parrocchiale del 1998.

Vado col pensiero alle iniziative fatte in preparazione al Giubileo del 2000: le visite alla chiesa penitenziale di Ardesio. (1999), al Villaggio Gabrieli di Bergamo e alle Chiese di Città Alta quali luoghi di carità e storia (1999); i pellegrinaggi alle Sagrestie di Alzano e la chiesa di Fiobbio (con la beata Pierina Morosini) vissuti come accostamento a simboli d’ arte e di martirio (marzo 2000); la visita alla Chiesa Giubilare della Madonna dei Campi a Stezzano (7 maggio 2000).

Ricordo la forte esperienza delle missioni al Popolo: il primo incontro fra i Padri Domenicani e i consigli parrocchiali delle tre parrocchie (ottobre 1999), le tre serate di ritiro della sola nostra parrocchia in occasione del Giubileo (marzo 2000), i primi incontri per preparare i laici animatori dei centri di ascolto (ottobre-novembre 2000), il solenne mandato agli animatori dei centri di ascolto durante la Santa Messa domenicale del 26 novembre 2000, la prima esperienza dei centri di ascolto nelle famiglie (dicembre 2000), la settimana di esercizi spirituali nelle tre parrocchie (20 al 28 ottobre 2001), le vere e proprie Missioni al popolo dal 16 novembre al 1 dicembre 2002.

Ripenso alla promettente esperienza dei centri di ascolto che sono resistito anche aldilà delle Missioni al popolo.

Navigo con piacere nelle esperienze giovanili vissute dentro e fuori l’ oratorio: i gruppi adolescenziali, i loro animatori, le esperienze estive; la presenza di giovani sacerdoti nell’ oratorio: don Stefano Bonassi (1995-1997), il periodo della pastorale interparrocchiale, don Eros Accorigi (1997-1999), don Emanuele Poletti (1999-2001), don Alberto Gervasoni (2001-2003); la giornata mondiale della gioventù a Parigi nel 1997 e a Roma nel 2000.

Il pensiero va anche all’attività caritativa svolta in questi anni: ne è stato simbolo il centro di primo ascolto interparrocchiale con sede a Capriate prima (1996), e nell’oratorio di San Gervasio a partire dall’ inizio del 2000. 

Legata all’attività caritativa anche l’attenzione missionaria che ha avuto uno dei suoi apici nella partenza di quattro dei nostri volontari per una breve esperienza di volontariato in Madagascar (settembre 2000); iniziativa peraltro continuata da alcuni di loro...

Non cito le belle esperienze vissute a livello vicariale e diocesano...

Anche le opere murarie hanno un loro peso in questa rapida rassegna della fantasia. Quelle compiute innanzitutto negli ambienti della chiesa: il restauro della ex casa parrocchiale nel 1995, l’adeguamento dell’impianto elettrico della chiesa nel 1997, la riparazione del tetto della chiesa parrocchiale (fine 2000), la ristrutturazione del corridoio dell’ Addolorata (estate autunno 2002)

Poi, le migliorie in oratorio: la storia infinita per avere nuovi ambienti all’ oratorio (una storia iniziata nel 1995 e ancora in via di definizione), il nuovo impianto di amplificazione (1997), l’acquisto della tensostruttura per le feste dei patroni (1998), la costruzione dei nuovi spogliatoi (1998-99), l’acquisto dei quattro capannoni della ex cooperativa (1999), l’apertura dei finestroni nel salone del cinema (2000), l’asfaltatura del parcheggio dell’ oratorio, la pavimentazione del campetto con gli autobloccanti (2001), la nuova batteria di wc all’oratorio (2001)...

Ricordi belli, legati a momenti di revisione con i suoi bravi contrasti, discussioni, decisioni non sempre condivise….

Non posso dire che tutto è finito. La storia è sempre storia di salvezza e ciò che di positivo insieme abbiamo fatto è qualcosa che in qualche maniera continua a vivere presso il Signore. E questa è la grande speranza che sempre accompagna i saluti che costellano la vita di ogni persona. 

Niente addii, quindi, ma buona continuazione...

E il Dio della speranza benedica e sostenga tutti, per riprendere, il cammino della vita, ognuno là dove il Signore lo chiama.

San Gervasio, agosto 2003. 

don Giancarlo


 

In attesa del suo ingresso in San Gervasio che avverrà presumibilmente domenica 12 ottobre 2003, diamo le notizie essenziali del neo-parroco di San Gervasio don Alberto Caravina. 

Don Alberto è di Mapello, dove è nato il 31-10-1966. E’ stato ordinato sacerdote nel 1991. Ha svolto i primi anni del suo ministero a Gandino, in qualità di curato. Nel 1994 è stato destinato dal vescovo come vicerettore del triennio sperimentale del seminario di Bergamo.
 
 

La nuova Madre Superiora

Il 23 agosto é arrivata fra di noi la nuova Superiora della Scuola Materna, il suo npme é suor Alfonsina Olcelli nata il 21 luglio 1946 a Piatta Valdisotto in provincia di Sondrio. La Professione Religiosa avenne il 4 aprile del 1968. Cogilamo l’occasione per farle i nostri migliori auguri di benvenuta.
 
 

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L’ANNO DEL ROSARIO

Il Papa ha proclamato l’anno che va dall’ottobre 2002 all’ottobre del 2003: "Anno del Rosario". 

Lo ha annunciato in una lettera intitolata con un latino facile a capirsi: "Rosarium Virginis Mariae". 

Nel mese di maggio questa lettera è stata oggetto di meditazione durante le Messe serali in calendario a San Gervasio. 

In questa pagina intendo riassumere la parte introduttiva della lettera del Papa, con l’ unico scopo di ricordare ai credenti la recita del Rosario, almeno in questo "Anno del Rosario".

1. Perché la lettera apostolica "Rosarium Virginis Mariae"?

Dice Giovanni Paolo II: "Dopo la Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale ho invitato il Popolo di Dio a " ripartire da Cristo ", ho sentito il bisogno di sviluppare una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima."

2- Aggiunge il papa che il Rosario non toglie nulla a Gesù:

a) Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. 

b) Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. Sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. 

c) Con il Rosario il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all’esperienza del Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo. 

d) Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell’umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario "batte il ritmo della vita umana ".

3- Interessante questa confidenza che il papa fa al lettore: "Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa attraverso il Rosario... Desidero elevare il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima, sotto la cui protezione ho posto il mio ministero petrino: Totus tuus!

4- Il rosario come via di contemplazione

a) Dice il Papa: "Il Rosario è un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell’impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria pedagogia della santità"

b) Sviluppatosi in Occidente, il Rosario è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla " preghiera del cuore " o " preghiera di Gesù " germogliata sull’humus dell’Oriente cristiano.

c) Il Rosario resta una grande preghiera per la pace e per la famiglia

E tempo di rilancio del Rosario per alcune circostanze storiche:

= l’urgenza di invocare da Dio il dono della pace. Dopo l’ 11 settembre 2001...

= la necessità di preghiera per la famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell’intera società. 

5- Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: " Donna, ecco il tuo figlio! " (Gv 19, 26). Si vedano a questo scopo le apparizioni di Lourdes e di Fatima. 

6- Innumerevole di Santi hanno trovato nel Rosario un’autentica via di santificazione. San Luigi Maria Grignion de Montfort, Padre Pio da Pietrelcina, il beato Bartolo Longo che si propose di costruire a Pompei un tempio dedicato alla Vergine del Santo Rosario sullo sfondo dei resti dell’antica Città.
 
 

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Auguri Padre Mario

Formuliamo da queste pagine i nostri auguri a P. Mario Mazzoleni, uno dei Padri Domenicani che ha predicato le Missioni parrocchiali del 2000-2002 nelle nostra comunità ed ha parlato più volte alle coppie che preparavano l’anniversario di matrimonio.

P. Mario è infatti, il nuovo priore della comunità dei Padri Domenicani di Bergamo. 

Bergamasco, di Brusaporto, ha 45 anni, ha ricevuto il sacramento dell’ ordine nel 1983. Ha un fratello nei P. Cappuccini e una sorella fra le suore Orsoline di Gandino.

Auguroni, P. Mario!
 
 
 
 
 

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Le radici cristiane nella Costituzione

Il Papa: "L’Europa sia una comunità di popoli e non solo di economie

I vescovi europei nel 1999 si sono ritrovati (Sinodo) mettendo a tema la presenza della Chiesa nella nuova Europa. Al termine di ogni sinodo è di prassi che il papa stenda una lettera che riassume gli spunti più rilevanti emersi dall’ incontro dei vescovi europei. E’ così che il 28 giugno, vigilia della festa dei Santi Pietro e Paolo, il Papa ha emanato l’esortazione apostolica "Ecclesia in Europa" 129 pagine di documento. Citiamo rapidamente i pensieri più incisivi e rilevanti dell’ esortazione papale.

1. L’Europa ha bisogno di un nuovo volto che ne faccia una comunità di popoli e non solo di economie. 

2. Il continente non può ripiegarsi su se stesso ma deve avere un ruolo di pace e per una globalizzazione della e nella solidarietà anche nel resto del Mondo. 

Il Papa: 

3. rinnova in modo diretto ed esplicito la richiesta di inserire nella Costituzione "le radici giudaico-cristiane e il contributo del Cristianesimo alla edificazione dell’Europa.

4. incita a una politica di accoglienza verso gli immigrati che rispetti la loro dignità e difenda i loro diritti. 

5. chiede reciprocità con l’islam: i cristiani godano della stessa libertà nei Paesi Islamici di cui i musulmani hanno nei Paesi cristiani. 

6. rinnova la condanna dell’antisemitismo. 

7. afferma che la revisione del celibato dei preti non risolverebbe la crisi di vocazioni. 

8. contesta il riconoscimento giuridico delle coppie dl fatto 

9. ribadisce il "no al Sacramenti per i divorziati risposati.

10. invita i cattolici a elaborare un codice deontologico per i media. 

11. sottolinea la necessità dl tutelare la donna con apposite leggi e rinnova la proposta del salario per le casalinghe. 

12. Sostiene l’importanza della pietà popolare "ma che non scada nella superstizione". 

13. Difende la domenica come "giorno del Signore e dell’uomo da dedicare a Dio, alla dimensione trascendente e al riposo.

14. Il Papa utilizza "l’icona dell’Apocalisse" con un invito al credenti ma anche al non credenti europei "a porsi di fronte alle vicende umane con un atteggiamento di fondamentale fiducia che sgorga dalla fede nel Risorto, presente e operante nella storia. L’Apocalisse insegna che, al di là di ogni apparenza, anche se non se ne vedono ancora gli effetti, la vittoria di Cristo è già avvenuta ed è definitiva.
 
 

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Nuove droghe: internet in testa

Chat erotiche, lavoro, shopping e videopoker: queste le dipendenze di oggi

Alcool e fumo sono dipendenze d’altri tempi, anche se dilagano anche oggi. Nel mondo della realtà virtuale avanzano, anche in Italia, le nuove droghe: Internet e le sue micidiali chat, il lavoro, lo shopping, il sesso. 

Sono proprio queste ultime due voci a contare il maggior numero di malati che mostrano veri e propri sintomi di astinenza: nausea, vertigini, vomito. Segue il gioco d’azzardo nella sua variante più tecnologica, il video-poker.

A segnalare le nuove dipendenze è la Società Italiana di intervento sulle Patologie Compulsive (Siipac), unico centro in Italia che cura queste patologie fino a qualche anno fa sconosciute. Più diffuse al Nord e nei ceti sociali medio-alti non fanno però differenza di sesso. "Certo, magari lo shopping compulsivo colpisce più le donne - dice Cesare Guerreschi, direttore del Centro fondato 7 anni fa a Bolzano come appendice di un’altra associazione che cura l’ alcolismo - ma Internet è assolutamente trasversale".

Attualmente il centro ha in cura un centinaio di persone dipendenti dalle chat erotiche, le più invasive a livello di dipendenza; una settantina di casi di shopping compulsivo; decine di persone dipendenti dalle continue e sempre più approfondite ricerche su Internet; e cinque ragazzi in cura perché schiavi delle chat.

Gli esperti curano anche una trentina di persone colpite dalla dipendenza dal lavoro, per lo più uomini con posizioni medio alte nelle aziende, e altri trenta pazienti "sessodipendenti", i più restii a curarsi "anche se -secondo dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità- l’incidenza di questo disagio in Italia è del sei per cento sull’intera popolazione", spiega Guerreschi.

A Roma e al sud i casi di "nuove dipendenze" non sono frequenti come al nord, "qui - dice Guerreschi impazza Il video-poker, la nuova frontiera del gioco d’azzardo, una dipendenza assolutamente trasversale che colpisce tutte le classe sociali, tutte le fasce d’età, soprattutto adolescenti e trentenni, gli uomini come le donne; anzi, il numero di queste ultime -in meno di un decennio- si è moltiplicato".

Le persone colpite da queste nuove dipendenze hanno una vera e propria schiavitù fisica e sintomi precisi: senza la "droga" avvertono nausea, mal di testa, senso di vertigine, vomito, sviluppano aggressività e atteggiamenti patologici. Annullano la loro vita e quella degli altri, come racconta Guerreschi: una ragazza di 23 anni di Venezia passava interi pomeriggi a giocare al video-poker trascurando la figlia di 3 mesi finita in ospedale per una grave forma di denutrizione. E un padre di famiglia, ricco, non ha esitato a gettare letteralmente la figlia adolescente dalla finestra perché si rifiutava di firmargli il foglio per impegnare la casa, ultimo bene rimasto.

Il Siipac ha anche curato direttori di banca che hanno dilapidato i loro soldi e quelli dei clienti perché non riuscivano a sottrarsi al gioco e giovani che spendevano tutto per lo shopping: uno è riuscito a collezionare 500 paia di jeans, un altro in due mesi ha comprato cento paia di scarpe. Accanto a questi "nuovi dipendenti" resta lo zoccolo duro dei giocatori incalliti, soprattutto al sud e soprattutto uomini. In particolare chi scommette sui cavalli: "Uomini acculturati, facoltosi, che dedicano non solo denaro ma anche tempo e intelligenza alle scommesse", dice Guerreschi. "Un funzionario di banca aveva riempito una stanza di sofisticati sistemi infallibili, diceva lui, per vincere; un altro giocatore mi ha mostrato un complicato sistema matematico da lui elaborato scritto su un foglio lungo un chilometro", aggiunge il presidente del Siipac. Per aiutare queste persone, schiave di droghe sottili, apparentemente innocue ma devastanti, il Siipac ha creato anche un numero verde: 800-368.300. Sì può chiamare per tentare di uscirne.
 
 

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SPIRITO SANTO SOFFIA SU DI NOI…

Domenica 18 maggio, celebrazione della Cresima

Dopo un lungo e a volte faticoso anno di catechismo, domenica 18 maggio, 26 ragazzi della nostra comunità hanno ricevuto il sacramento della Cresima.

Anche per noi catechiste è stato un giorno speciale ed emozionante: ci siamo rese conto di essere state, nonostante i nostri limiti, dei semplici strumenti nelle mani di Dio per accompagnare questi ragazzi nel loro cammino di fede; e soprattutto siamo state contente quanto loro nel vederli finalmente ricevere il grande dono dello Spirito Santo.

L’augurio più grande che desideriamo fare a tutti loro è che veramente questo giorno sia stato l’inizio di un nuovo cammino da poter condividere insieme.

Ecco alcuni pensieri dei protagonisti di questa giornata.

Il giorno della mia Cresima è stato molto emozionante, è stata una bella esperienza che ha segnato l’inizio di un lungo cammino come testimone dell’amore di Dio.

Alla Cresima ho ricevuto molti regali ma quello più importante è stato quello dello Spirito Santo.

Il giorno della Cresima, per me, è stato molto bello ma soprattutto importante perché ho ricevuto lo Spirito Santo.

Per me il giorno della Cresima è stato un giorno importante perché ho ricevuto il dono dello Spirito Santo e confermato il dono del Battesimo.

Il giorno della Cresima è stato un giorno diverso dagli altri, è stato un giorno di felicità per aver ricevuto dei doni ma soprattutto per aver ricevuto un dono mille volte più importante: il dono dello Spirito Santo. Come ultimo pensiero della Cresima direi che il dono dello Spirito Santo mi ha aperto gli occhi ma soprattutto il cuore.

Nel giorno della Cresima mi sono sentita una persona nuova, ero molto emozionata. Grazie alla Cresima mi sono sentita più vicina al Signore.

Il giorno della Cresima è stato molto bello perché lo Spirito Santo è disceso su di me e in quel giorno ho provato molta allegria.

Per me il giorno della Cresima è stato divertente perché ho provato un’esperienza nuova.

Il giorno della Cresima sono stata al ristorante a mangiare e sono stata dal Davide a giocare.

Per me il giorno della Cresima è stato bello perché ho ricevuto lo Spirito Santo.

Per me il giorno della Cresima è stato molto emozionante, ero anche un po’ agitato; comunque è stato molto importante.

Quest’anno catechistico è stato diverso da tutti gli altri perché ci siamo preparati per ricevere il dono dello Spirito Santo nel migliore dei modi.

Grazie alle catechiste che ci hanno aiutato ad affrontare questo momento, e attraverso i ritiri in cui ci hanno fatto capire il vero significato della Cresima; anche per i nostri genitori è stato duro questo cammino perché dovevano capire in fondo il vero significato. Alcuni incontri di catechismo ci hanno fatto "studiare" cosa dovevamo dire il giorno della Cresima; per fortuna è andato tutto bene, infatti oltre agli incontri abbiamo fatto due giorni di prove, sono stati molto duri perché non riuscivamo a sistemare i posti per i banchi e poi con i canti è stato un vero disastro nelle prove.

Il giorno della Cresima invece è andato tutto bene, tutti sapevano cosa fare anche se un po’ emozionati, soprattutto i padrini e le madrine; dopo aver ricevuto lo Spirito Santo abbiamo fatto una foto di gruppo con le nostre catechiste che erano le più emozionate.

Io spero che l’anno prossimo avremo ancora loro perché sono simpatiche anche se a volte si arrabbiano, io le ringrazio perché mi hanno aiutato nel ricevere un dono così importante, penso e spero che questo "grazie" possa venire anche dagli altri ragazzi e non solo da me.

Per me il giorno della Cresima è stato molto importante perché ho ricevuto i sette doni dello Spirito Santo.

La Cresima è stata un momento di gioia e di emozione, dove mi sono sentita più cristiana e legata al Signore. Ho vissuto un momento irripetibile e queste sensazioni mi resteranno impresse per sempre.

Nel giorno della mia Cresima è stato particolarmente bello ricevere il dono dello Spirito Santo e, nello stesso tempo, festeggiare l’evento con tutti i miei parenti e familiari.

Mi è venuta voglia di essere più buono. Ho ricevuto tanti regali ma il più bello è stato quello dello Spirito Santo.

Per me il giorno della Cresima è stato un giorno importante di emozione e di amicizia con Dio. E il dono più bello è stato lo Spirito Santo.

Con la speranza di ritrovarci ancora così carichi della forza dello Spirito Santo all’inizio del prossimo anno catechistico, un grazie di cuore a tutti i ragazzi e alle loro famiglie.

Le catechiste e i ragazzi della Cresima
I nomi dei Cresimati:

Bulla federica
Capetta Francesco
Castagnaro Mirco
Comotti Stefano
Decano Andrea
Di Dio Daniele
Gerosa Davide
Giustinoni Davide
Marcati Elisa
Marino Benito
Megliani Pietro
Paganelli Jessica
Pagnoncelli Giada
Pagnoncelli Lara
Paris Ambra
Pavoni Valeriano
Perdon Francesca
Pesenti Valentina
Previtali Daniele
Rota Andrea
Rota Giulia
Rotini Riccardo
Sormani Silvia
Vavassori Tania
Villa Silvana

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Volontariato e solidarietà

Corumbà è una città che si trova nello stato del Mato Grosso del Sud, in Brasile. Una città di confine (Bolivia e Paraguay), all’estremo sud di una zona faunistica unica al mondo il "Pantanal" (paltano, fango) i cui territori sono per sei mesi all’anno sommersi da acque.

Per raggiungere Corumbà, si viaggia su un autobus per circa 8.00 ore, su strade sterrate attraversando alcuni fiumi a bordo di zatteroni in legno (non esistono i ponti). 

Dieci anni fa , Stefano, Maurizio e Andrea, zaini in spalla e tanta voglia di vedere e conoscere il mondo, partono per il Brasile. Proprio durante quel viaggio avventuroso e nasce l’amicizia con Alfio, missionario laico originario di Capriate che da più di 35 anni vive e lavora proprio a Corumbà. Alfio, con altri missionari italiani, vive e lavora per i bambini, per i più poveri e i più deboli. E’ preside di una scuola gestita dai salesiani, insegna, è impegnato nella gestione del "CRIPAM" ospedale per bambini denutriti, dell’oratorio cittadino, nell’educazione morale e sanitaria dei bambini e dei loro genitori, promuove la creazione di un’orfanotrofio per bambini abbandonati.

La vita a Corumbà, come in molte altre parti del mondo non è facile.

La povertà è elevatissima, per molti bambini la possibilità di andare a scuola oltre ad essere un’opportunità educativa è anche la possibilità di garantirsi l’unico pasto giornaliero. Per offrire questa occasione ai più poveri nella scuola i bambini hanno turni orari (come nelle nostre fabbriche a ciclo continuo). 

Le condizioni igieniche insufficienti e la mancanza di una cultura adeguata causano una mortalità infantile elevatissima. Le condizioni economiche pessime delle famiglie, la mancanza di opportunità di lavoro, causano abbandoni di minori che vivono e crescono per strada (meninos de rua), a volte dall’età di 4-5 anni.

Quel viaggio a Corumbà, il vedere direttamente bambini e persone che hanno bisogno di aiuto, che non hanno nulla ma che ti accolgono con un sorriso, che hanno nessuna prospettiva per il futuro ha lasciato in noi qualcosa.

Dopo alcuni anni e precisamente nel 1999 un gruppo di amici inizia a organizzare manifestazioni sportive al fine di raccogliere fondi da destinare all’ospedale per bambini, all’orfanotrofio, alla scuola elementare e all’oratorio di Corumbà. Il gruppo di cui molti componenti fanno parte della società sportiva ACC93, inizia ad allargarsi. Vengono coinvolti altri amici, fidanzate , mogli, figli e si costituisce prendendo il nome di "AMICI di CORUMBA". Il nome scelto è ben meditato: per noi vivere questa esperienza di volontariato e di solidarietà è il modo migliore per vivere la nostra amicizia. E all’interno del gruppo si sente la voglia di stare insieme, di fare insieme, di lavorare e divertirsi insieme. Forse l’allegria e la spensieratezza che si respirano durante le manifestazioni di vengono dallo spirito brasiliano…

Durante questi quattro anni abbiamo cercato di collaborare con tutte le altre associazioni e gruppi di volontariato presenti nel comune e nell’area bergamasca. Riteniamo che l’incontro, il confronto siano sempre momenti di crescita e di ricchezza. Alcuni partner, come la Polisportiva, l’A.C. Oratori Capriate, alcune associazioni di volontariato, sono diventati per noi dei fedeli compagni di viaggio. Se in questi 4 anni abbiamo moltiplicato il nostro impegno e abbiamo raccolto circa 40.000 euro il merito è da dividere anche con loro.

I ringraziamenti per l’aiuto ricevuto vanno doverosamente anche agli Oratori di Capriate e di San Gervasio che hanno ospitato la manifestazione "Sport, Volontariato e Solidarietà", e alla parrocchia di Crespi per il prestito di materiale, alle Amministrazioni Comunali, alle associazioni sportive sempre pronte a intervenire, ai commercianti, alle società che contribuiscono economicamente per il sostentamento delle spese organizzative e a tutte le persone che ci seguono, che ci aiutano e che ci incoraggiano a continuare.

Quest’anno per noi è un anno importante. 

Abbiamo organizzato in giugno in collaborazione con AC Oratori e con Polisportiva, una manifestazione dalla durata di 10 giorni, presso l’Oratorio di S.Gervasio.

Ci siamo costituiti ufficialmente come "AMICI di CORUMBA’ – onlus", per dare maggior forza e consistenza al nostro impegno.

Torniamo a Corumbà con un gruppo di sei volontari per rivedere Alfio, per verificare l’avanzamento dei nostri progetti e per pianificare nuovi interventi.

La nostra speranza è di continuare a crescere e di coinvolgere altre persone al nostro progetto.

Speriamo di riuscire a comunicare agli altri che il dare senza ricevere è sempre una grande ricchezza. 

Per maggiori informazioni:

www.amicidicorumba.org

e-mail: info@amicidicorumba.org


 

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Esperienze Missionarie 
Una serata sul tema della missione

L’Associazione Risorse ha offerto alla comunita’ l’emozione di condividere le esperienze di missione laiche dei suoi volontari e religiose delle suore e missionari del nostro paese.

Nella serata del 10 Luglio, l’Associazione Risorse ha promosso presso la sala teatro dell’oratorio di San Gervasio un incontro per ascoltare e condividere le esperienze missionarie fatte da alcuni religiosi del paese e l’ultimo viaggio dei volontari della nostra associazione in Mozambico. Alla serata hanno partecipato Sr. Piermarisa, Sr. Vania, Padre Antonio e Padre Dino e i volontari dell’associazione Edoardo e Dercisio. 

Mauro, il nostro presidente, ha brevemente introdotto il tema della serata ricordando le linee programmatiche dell’associazione che oltre alle attivita’ legate al nostro territorio e all’ambiente (raccolta carta e ferro e parco Adda), attribuisce una grande importanza la collaborazione ai progetti di sostentamento del terzo mondo. In particolare, l’associazione si e’ impegnata sin dalla sua fondazione nel sostentamento economico delle comunita’ di missione guidate dai religiosi della nostra parrocchia attraverso donazioni in risposta alle esigenze e ai progetti di sviluppo che ci pervengono. Da alcuni anni inoltre, l’associazione si impegna anche in modo piu’ diretto attraverso l’invio di volontari con lo scopo di fornire aiuto pratico alle missioni ma convinta che l’esperienza di missione e’ anche arricchente per chi la fa. In questo senso viene esteso l’invito a chi vuole provare questa esperienza a farsi avanti: non sono richieste doti, capacita’ e conoscenze particolari; un posto e’ disponibile per tutti.

Il primo a parlare e’ Padre Dino di Schio, Vicenza. Missionario da 30 anni e’ ora superiore provinciale dei Dehoniani in Congo. Ci racconta della preoccupante situazione in Congo dove la situazione e’ molto grave a causa di lotte tribali molto cruente. Durante questi episodi, le citta’ ed i villaggi vengono attaccati e saccheggiati e la popolazione inerme cerca salvezza nella fuga. Di conseguenza si generano grossi flussi di rifugiati che cercano poi rifugio nella foresta od ospitalita’ presso i centri missionari dove resta comunque molto difficile poter offrire vitto e un dignitoso alloggio a tutti. Le stesse missioni passano poi nel mirino dei guerriglieri che cercano di portare via quanto piu’ possono. La grande risposta dell’Italia, la grande solidarieta’ dimostrata nei confronti dei missionari e della popolazione sofferente e’ riuscita a ridurre la difficolta’ dell’opera di sostentamento dei rifugiati, ma la necessita’ e’ ancora molta. Attualmente nella sola capitale esiste un contingente di militari francesi con l’obiettivo di disarmare le fazioni in lotta, ma basta uscire dalla citta’ per poter trovare bande di guerriglieri e banditi armati. Per il resto non c’e’ attenzione dalle altre nazioni mondiali.

Suor Piermarisa entra ancora piu’ in dettaglio sulle problematiche di questo paese: il governo fatica a mantenerne il controllo e l’equilibrio economico. Molti impiegati pubblici sono malpagati o addirittura non ricevono stipendio da mesi e quindi cercano di andarsene dal loro territorio verso la capitale o l’Angola. Lo stipendio medio e’ di 5 o 6 Euro al mese per gli infermieri. Non c’e’ certezza del domani e si cerca di vivere solo l’oggi. I degenti si devono pagare le medicine e le spese ospedaliere. E questo nonostante il Congo possa essere considerato un paese ricco per le materie prime ricavabili dal sottosuolo.

In questa situazione di mancato supporto governativo e di personale pubblico come insegnanti ed infermieri malcontenti, come mantenere le scuole e gli ospedali? Gli ospedali gestiti dalle suore cercano di trattenere i collaboratori arrivando anche a raddoppiare lo stipendio statale. Ma molto spesso si devono sopportare le spese di cura dei pazienti e quando ci sono i morti anche il costo del funerale. Ci si sforza di realizzare progetti per poter ricevere contributi dalle organizzazioni internazionali, ma questi spesso non coprono le emergenze a causa della burocrazia che devono seguire. Quando si deve rispondere improvvisamente a situazioni drammatiche o anche alle piccole necessita’ diventa molto importante l’aiuto delle parrocchie perche’ arrivano direttamente alla missione e non essendo vincolati diventano piu’ facilmente utilizzabili.

Suor Vania racconta dei suoi viaggi in Kenya e Malawy effettuati per studio. Del Kenya racconta le due facce del paese: quella ricca e turistica e quella reale di poverta’. In particolare ha avuto occasione di visitare alcune periferie di citta’, quartieri composti da catapecchie di lamiere tutte uguali, di piccole dimensioni, senza servizi igienici, abitate da un numero imprecisato di persone. Anche l’assistenza assume due facce, un orfanotrofio gestito da americani con un numero limitato di bambini e l’altro delle suore con 1.300 bambini e l’indispensabile per sopravvivere. Ma l’invito e’ quello a non credere che sia indispensabile dare tanto per aiutare questa gente, anzi ogni piccola donazione diventa per loro preziosa. Ad esempio la somma per acquistare una bicicletta: chi possiede una bicicletta comincia ad essere benestante, puo’ usarla come taxi, come ambulanza, come mezzo di trasporto per le merci e quindi avere la possibilita’ di lavorare e di guadagnare a sufficienza per se e la propria famiglia. Altri importanti interventi riguardano l’acquisto di farmaci per gli ospedali, libri di testo oppure banchi e sedie. Anche le adozioni a distanza, non servono al solo bambino, ma riescono a coprire le necessita’ di buona parte della sua famiglia; per ricevere il sostentamento mensile il bambino deve essere curato quindi mangiare, vestire ed essere pulito, deve frequentare regolarmente la scuola e questo si riflette in un bene per tutta la famiglia; inoltre viene sempre donato alla famiglia uno strumento come una zappa o un secchio oppure farmaci.

Anche Padre Antonio ritorna sull’importanza delle donazioni che arrivano dalle parrocchie e dalle associazioni come la nostra perche’ immediatamente disponibili e dirette alle missioni. Anche il volontariato laico e’ uno strumento importante perche’ si dimostra la volonta’ di mettersi a lavorare insieme a loro per la realizzazione di tanti progetti locali. Per le popolazioni del terzo mondo questa presenza in loco e’ la cosa piu’ importante perche’ sentono l’attenzione di chi sta meglio.

Infine i nostri volontari Edoardo e Dercisio che ripensando all’ultimo viaggio in Mozambico ripetono convinti che "si parte con quattro soldi ma si ritorna con un grande tesoro". L’esperienza missionaria non da solamente, ma anche riceve e molto. Le popolazioni di queste terre hanno la caratteristica di essere sempre contente anche con il poco che hanno e riescono a trasmettere questa loro semplicita’ di vita anche a noi. La nostra presenza e’ importante per la loro crescita, ad esempio in Madagascar ora le Suore non hanno piu’ bisogno di volontari italiani per alcune attivita’ (esempio murature), perche’ la gente locale ha imparato dai nostri viaggi precedenti e adesso e’ piu’ autonoma. Sarebbe importante che altre persone specie i giovani si decidessero a questa esperienza, compatibilmente anche con i propri vincoli famigliari e lavorativi.

Al termine del dibattito, dopo un caloroso applauso ai religiosi e ai volontari e’ stato mostrato il video realizzato nell’ultimo viaggio in Mozambico.
 
 

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STATISTICA ANAGRAFICA DAL 1981 AD OGGI

COMUNE di CAPRIATE SAN GERVASIO / PARROCCHIA di SAN GERVASIO

   
COMUNE di CAPRIATE SAN GERVASIO PARROCCHIA di SAN GERVASIO
anno abitanti
al 31-12-
nati morti
matrimoni
Battesimi 1e com cresime matrim morti
Concordat Civile  
1981
6.538
57
78
37
2
21
42
40
16
23
                     
1982
6.503
60
82
45
1
38
37
//
21
21
                     
1983
6.554
63
68
30
3
19
37
38
7
27
                     
1984
6.584
62
54
44
0
20
29
50
12
23
                     
1985
6.627
71
65
32
3
33
39
38
14
28
                     
1986
6.669
66
65
38
1
22
29
38
12
28 
                     
1987
6.708
48
61
32
0
26
35
39
9
20
                     
1988
6.727
66
67
39
1
27
33
28
11
31
                     
1989
6.746
68
72
47
3
27
32
42
19
22
                     
1990
6.739
55
59
35
0
25
29
32
13
26
                     
1991
6.748
66
66
29
2
22
33
34
12
26
                     
1992
6.838
64
56
42
3
30
33
35
15
22
                     
1993
6.924
84
64
30
6
32
17
33
5
23
                     
1994
7.021
56
76
40
5
26
40
31
11
34
                     
1995
7.067
74
74
41
4
31
35
32
14
31
                     
1996
7.085
69
77
39
2
31
21
26
15
26
                     
1997
7.123
55
64
47
3
23
23
35
17
26
                     
1998
7.163
59
71
38
3
27
20
36
14
30 
                     
1999
7.133
60
86
33
6
30
28
34
10
36
                     
2000
7.240
79
78
42
9
32
20
20
8
26
                     
2001
7.251
61
112
35
10
28
25
27
6
35
                     
2002
7.309
66
98
41
5
34
31
17
13
30
 

Martiri 2002: 26 cristiani uccisi per la fede

Anche il 2002 è stato macchiato dal sangue di martiri. Sono state, infatti, ventisei le persone che hanno pagato con la vita la oro fedeltà a Cristo e alla missione evangelizzatrice della Chiesa.

In Colombia, le vittime della violenza contro esponenti della Chiesa sono state ben nove, tra cui l’arcivescovo dì Calì, monsignor Iasìas Duarte Cancino (le altre erano sei sacerdoti, un seminarista e una religiosa). Gli altri Paesi colpiti sono stati il Brasile (due vittime, tra cui un missionario laico italiano), l’Argentina e Panama. Segue Africa, con undici morii (dieci sacerdoti e un seminarista) in diverse nazioni. Le altre due vittime si sono registrate in Iraq (una suora) e nelle Isole Salomone (un sacerdote):
 
 

Cifre che fanno pensare

6 miliardi di persone abitano il pianeta. 

1 miliardo e 200 milioni vivono nel Nord, nei Paesi industrializzati.

4 miliardi e 800 milioni vivono nel Sud, nei Paesi poveri, in via di sviluppo.

1 miliardo e 600 milioni di persone versano in condizioni peggiori di quindici anni fa.

1 miliardo e 440 milioni vivono al di sotto dei livelli di povertà, cioè il 25% della popolazione totale.

1 miliardo e 400 milioni di persone hanno meno di un dollaro al giorno per vivere.

1 miliardo di persone è analfabeta, di queste 600 milioni sono donne.

1 miliardo di persone vive senza acqua potabile
 
 

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Grazie per tutto e per sempre a Dio e a voi tutti

Suor Giancaterina dopo 6 anni lascia la nostra comunità e la direzione della nostra scuola materna.

Era il giorno 27 agosto dell’anno 1997 quando lasciavo i monti della VALTELLINA e più precisamente LIVIGNO, per raggiungere la pianura di 

S. GERVASIO E PROTASIO. Sono trascorsi ormai sei anni ricchi di momenti di: preghiera, gioia, condivisione , preoccupazione, sofferenza è per questi momenti che sento di dire GRAZIE A COLUI (cioé al SIGNORE) che mi ha chiamato il lontano 25 marzo 1969 ben "34" anni fa a seguirlo più da vicino, ma con LUI ho incontrato anche voi, per voi intendo: la mia COMUNITA’ DI SUORE DELLE POVERELLE che rimangono con voi ad accogliere la nuova responsabile che arriverà, la parrocchia con don Giancarlo e i sacerdoti qui residenti, don Paolo e don Beniamino, e gli altri don… più giovani come don Alberto che si sono susseguiti in questi sei anni, tutti i collaboratori dei vari gruppi ai quali mi sono unita per condividere le varie iniziative spirituali e umanitarie. Vorrei citare i vari gruppi senza dimenticare nessuno e se cio’ dovesse succedere chiedo scusa, ma penso di no: catechisti, caritas, centri di ascolto, Leczio Divina, comitato genitori, consiglio di amministrazione della scuola materna, tutto il personale della scuola materna con il presidente sig. Sessa Vitali Gianmichele, la segretaria sig.ra Rottoli Ermellina, auguro a questi tutti di iniziare un nuovo anno scolastico ricco di : serenità e pace con i bambini della scuola dell’infanzia e del nido che parte per la prima volta. I bambini e tutti voi mi avete insegnato a mettere in pratica tre verbi molto importanti: INTERVENIRE , ADATTARSI E RITIRARSI, cioè in poche parole ho capito che ESSERE SUORA non vuol dire solo strafare, ma a volte è piu’ difficile ASCOLTARE , quindi fermarsi e riflettere per evitare di trascurare chi ha piu’ necessita’ di un servizio senza pretendere il "grazie".

Grazie a tutti gli ANZIANI E MALATI che mi hanno donato tanti momenti belli di ascolto quando potendo mi recavo da loro per salutarli e per portare "IL SIGNORE" da loro tanto desiderato.

Ho saputo la mia destinazione e ve la comunico: in Valtellina e precisamente a TREPALLE COMUNE DI LIVIGNO da dove ero arrivata; è la parrocchia piu’ alta d’Europa, in questo momento vi chiedo un ricordo perché sia un inizio ricco di OBBEDIENZA responsabile. Di nuovo grazie di tutto vi ricordo, un BACIO AI BAMBINI.

Sr. Giancaterina Volpari

 
 
 
 
 
 
 

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CRE ACCADUEOK nella scuola materna

Per il secondo anno consecutivo è stato organizzato dal 30 giugno al 18 luglio un centro ricreativo estivo per i bambini della scuola materna, proprio per non essere da meno dei loro fratelli più grandi.

Per quest’anno però è cambiata la locazione: invece del consueto asilo di San Gervasio siamo andati alla scuola materna di Crespi D’Adda carichi di stuoie per dormire al pomeriggio, materiale didattico vario (pastelli, pennarelli, pongo e fogli) per non dimenticare che anche in vacanza le attività non vanno trascurate, ma soprattutto pentoloni e tegamoni ... E sì, perché a Crespi ci sono solitamente pochi bambini e noi eravamo in ben 26 (a secondo dei giorni potevamo essere in più o in meno) ... un esercito pronto a divertimenti di tutti i tipi!!!

Ma non abbiamo solo mangiato (che buoni quei pranzetti cucinati per noi da Barbara e dalla nostra mitica Clementina), abbiamo anche fatto molte "escursioni" nel piccolo paesino per vedere il parco giochi, la chiesetta e il lavatoio ... Ah! Quasi dimenticavamo ... il tema di quest’anno è stato l’acqua come fonte di vita e benessere, da non sprecare soprattutto in questi momenti di siccità.

Nell’ultima settimana abbiamo anche ricevuto la visita di suor Piermarisa che ci è venuta a parlare della sua bella esperienza nelle missioni ... e con che occhi attenti e vispi è stata ascoltata...

E’ stata un’esperienza bellissima anche perché abbiamo conosciuto nuovi amici a Crespi e che speriamo di essere riusciti a trasmettere durante la festa di fine CRE di venerdì 18 luglio quando siamo stati invitati anche noi a cantare una canzone sull’acqua (Nuovi Spazi) e a ballare la mitica Fankimolla.

Dobbiamo però ringraziare le maestre di San Gervasio suor Giancaterina e Laura e quella di Crespi, Maria per i bei momenti trascorsi insieme, nonché le cuoche Clementina e Barbara, Fiorenza che tutte le mattine era pronta col suo pulmino a prendere i bambini da portare a Crespi e Maria, che come durante tutto l’anno stava coi bimbi fino alle 8.30.
 
 

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IL BEACH-VOLLEY… A CASA NOSTRA 

.. non siamo mai sazi!!

Proprio così, noi della PALLAVOLO CAPRIATE S.GERVASIO di smettere di giocare a volley durante l’estate non ne abbiamo proprio voglia. E allora cosa facciamo?

Ci procuriamo il minimo indispensabile per poterci divertire non più al palazzetto ma bensì all’oratorio di S.Gervasio.

Gli ingredienti di primaria importanza ce li siamo procurati senza troppa dìfficoltà, quali: sabbia (40 mq per il campo), rete e palloni oltre alla ricerca di premi e sponsor.

L’unico, interrogativo da risolvere una volta creata questa mini-arena era quello di reperire il maggior numero possibile di squadre

La nostra aspirazione era quella di formare un tabellone con almeno 12 formazioni ma grazie ad un’opera di volantinaggio degna di una grande promozione, ai nastri di partenza si sono presentate ben 18 squadre con giocatori provenienti da varie zone della bergamasca: da Basiano a Bottanuco, da Boltiere a Carvico, tanto per citarne alcune.

La formula del 4X4 che vincolava le squadre a schierare sempre in campo almeno due ragazze, ha regalato al torneo sempre quell’incertezza sul risultato finale tant’è che formazioni accreditate alla vigilia di un piazzamento sul podio, hanno dovuto abdicare già ai quarti di finale.

Martedì 7 luglio si è dato il via alla manifestazione con le prime quattro gare in programma, il tutto è proseguito scnza nessun problema, neppure metereologico, per quattro sere a settimana fino al 25 luglio, data della finale, che ha visto contendersi lo scettro di campioni tra la squadra dei Challenger, storica realtà locale, e I Sudici vera rivelazione del torneo. 

Per dovere di cronaca il team Challenger si è imposto non senza difficoltà, per tre set a uno dopo quasi un’ora e venti minuti di gioco.

La buona riuscita del torneo è da addebitarsi, oltre alla disponibilità delle persone che vi si sono adoperate, anche alla partecipazione dei circa 150 "pallavolisti" che per 3 settimane si sono affrontati sulla sabbia, regalando a tutti i presenti momenti di sano agonismo oltre che ad una buona dose di popolarità a questa disciplina anche nel nostro paese.

L’interessamento della gente è stato inizialmente un po’ limitato, tantè che si pensava di ridurre i posti a sedere vista la carenza di pubblico, ma forse il continuo vociferare di questo nuovo sport all’interno dell’oratorio ha indotto i più scettici a "buttare l’occhio" almeno una volta per capire di cosa si trattasse.

Il risultato è stato che per la finalissima, giocata alle 10 di sera, c’erano le tribune gremite e molta gente in piedi intorno al campo. Questa per noi è stata la più grande vittoria sperando dì potervi contare più numerosi anche sulle gradinate del palazzetto quando giocheranno le nostre squadre.

Delfio
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CRE 2003 
ACCADUEOK

Cosa succede in una tipica giornata in oratorìo? Proveremo a raccontarvelo ora. Alle ore 14 cì troviamo tutti in oratorio e ci dividiamo nelle quattro squadre sotto il tendone. Il don ci fa sempre un lungo discorso su come comportarci, dopo dì che insieme facciamo la preghiera. Don Alberto ci legge una frase che guida la nostra giornata. Al termine della frase ci sono alcune parole che, unite, formeranno un messaggio. Una volta alla settimana gli anìmatori interpretano una parte della storia che guida questo cre e che è incentrato sul tema di quest’anno: l’acqua. Poi, l’animatrice Barbara ci mostra alcuni balletti durante i quali ci scateniamo tutti insieme. Infine ci dividiamo nei nostri ateliers. Durante le quattro settimane, i ragazzi delle elementari si suddividono nelle quattro squadre e si dedicano tutti alla stessa attività. Durante la prima settimana i bambini si sono dedicati alla realizzazione della bandiera e dell’inno della propria squadra, nella seconda settimana hanno creato degli scacciapensieri con le conchiglie e infine ideeranno dei barattoli con una statuetta colorata ìn das all’interno. Abbiamo posto alcune domande agli animatori che seguono questi laboratori: "Perché avete scelto queste attivita?" Animatore: "Perché il lavoro è carino, semplice da realizzare per i bambini e sono legati al tema di quest’anno: l’acqua". Giornalista: "Si impegnano tutti i ragazzi?" Animatore: "Si, si impegnano e a loro piace molto". Giornalista: "Cosa ne farete di questi lavori?" Animatore : "Verranno esposti durante la festa finale poi. se i ragazzi vorranno, potranno portarli a casa." I ragazzi delle medie invece sono suddivisi in quattro gruppi ognuno dei quali si dedica ad una precisa attivita:

GIORNALINO: in questo atelier ci occupiamo di raccontare i momenti principali dei cre esprimendo le nostre idee e quelle di tutti i ragazzi. Questa attività ci piace perché si sta tutti insieme e si collabora, ma allo stesso tempo è faticosa, perché bisogna "spremere molto le meningi" e far lavorare molto la mano per scrivere. Abbiamo rivolto alcune domande alla nostra "animatrice-direttrice": "Perché hai scelto questa attività? Cosa ti piace di essa?" Lei ci ha risposto così: " L’ho scelto perché è importante far conoscere a tutti, compresi i genitori, ciò che avviene durante i giorni di cre. Di questa attività mi piace: lavorare insieme ai ragazzi, raccontare con loro le esperienze vissute al cre."

CANDELAICO: in questo gruppo i ragazzi si dedicano alla realizzazione di candele: si servono di cera gel,vasetti di vetro, sabbia, conchiglie...Per realizzare le candele, si fa fondere la cera gel in un pentolino, si inserisce nei vasetti della sabbia e degli oggetti decorativi, si inserisce lo stoppino, si fa raffreddare per qualche giorno infine si decora il vasetto esteriormente con fiocchi colorati. L’animatore che segue questa attività ci ha dichiarato che l’ha scelta perché è divertente, originale, ma soprattutto è bello lavorare insieme ai ragazzi, l’unica cosa antipatica è il fatto che dopo un po’ di tempo, il pentolino dove viene sciolta la cera,puzza.

TEATRO: i componenti di questo atelier studiano e interpretano un piccolo spettacolo per l’ultima serata di cre. Nonostante ciò che stanno preparando sia un segreto abbiamo posto delle domande a una delle animatrici che segue questi ragazzi e ci ha rivelato che all’inizio alcuni ragazzi si vergognavano, e lei ha fatto molta fatica per convincerli, adesso invece non vede l’ora che arrivi l’ultima serata, il momento in cui saranno agitati e dovranno impegnarsi per dare il meglio di se stessi e di quello che hanno studiato.

SBIELLO: l’obiettivo di questa attività è la riproduzione su un telo dello sfondo per il palco dell’ultima serata. Prima hanno disegnato su un foglio il soggetto, l’hanno poi riportato su un telo per colorarlo con le bombolette sprai e le tempere.

Il soggetto di questo sfondo è un fondale marino con rappresentata una parte del Titanic, lo scheletro del Capitano Uncino con il cartello H20K e vari gruppi di pesci. Alcuni ragazzi che partecipano a questa attività ci hanno dichiarato che a loro piace molto utilizzare le bombolette e si divertono perchè gli animatori che lavorano con loro sono molto simpatici. 

Al termine degli ateliers inizia la meritata pausa della merenda per tutti. Alle 16.30 si da il via ai giochi. Le squadre (elementari e medie divisi) si scontrano due a due in tre semplici, ma divertenti giochi che cambiano ogni giorno. Per ogni gioco vinto la squadra totalizza 2 punti, 1 in caso di pareggio, se perde 0. Una volta alla settimana si svolge per le medie un grande gioco fuori dall’oratorio. Il gioco di venerdì si è svolto a Crespi: ogni squadra si doveva addentrare in un piccolo bosco e trovare alcuni animatori nascosti. Scoperto l’animatore bisognava leggere il nome dell’animale scritto sulla suo maglietta. Alla fine di ogni giornata, dopo aver ascoltato gli avvisi di don Alberto e la classifica, sfiniti ci salutiamo e ci diamo appuntamento al giorno seguente.
 
 
 
 
 
 

Non posso fare a meno di fare questa mia osservazione personale.

Quest’anno al CRE si è verificata un’attenzione molto particolare verso i ragazzi con handycap, definiti ragazzi d’oro, da Don Alberto.

Don Alberto aveva sempre un sorriso, una parola, una pacchetta per tutti. Gli animatori sono stati "grandi" con una sensibilità fuori dal comune, con pazienza ed affetto hanno tenuto questi ragazzi. 

Un grazie di cuore perché veramente mi hanno commosso.

Giovanna 

 

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CORSI DI MUSICA 2003-2004

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Croce Rossa Italiana – Unità Locale di Capriate San Gervasio
L’ESTATE DEL GRAN CALDO

Quando leggerete questo articolo l’estate sarà finita… forse.

L’estate 2003 è stata per tutti una delle più calde che abbiamo conosciuto. Il clima torrido ha tormentato gli italiani fin dal mese di maggio, opprimendoci senza tregua sotto una cappa insopportabile di afa e umidità.

In questi mesi una gran parte delle chiamate di soccorso hanno riguardato di conseguenza i problemi connessi al clima: difficoltà respiratorie, abbassamenti di pressione, debilitazioni, disidratazioni. Fra tutte le persone sono maggiormente colpiti gli anziani. I problemi sono più accentuati quando questi vivono da soli o in condizioni socio-famigliari disagiate, o in casi di altre patologie connesse, come l’obesità, le cardiopatie o altro.

La nostra raccomandazione a tutte le famiglie, per la prossima estate, è quella di stare vicino ai soggetti più deboli (bambini e anziani), e di non sottovalutare i loro primi sintomi di malessere fisico (stanchezza, debolezza, ecc.), allo scopo di prendere opportuni provvedimenti prima di arrivare alla condizione di emergenza per la quale si è poi costretti a chiedere soccorso al 118.

A tal proposito, a nome dei volontari che lavorano sulle ambulanze e del personale sanitario che opera nei presidi di pronto soccorso, chiediamo a tutti gli utenti comprensione e pazienza per gli eventuali tempi di attesa che i soccorsi o l’anticamera del Pronto Soccorso comportano, specialmente in questi periodi di elevato affollamento.

RISCHIARE LA PROPRIA PER SALVARE LE ALTRE

L’Unità Locale di Capriate San Gervasio della Croce Rossa Italiana partecipa al dolore e allo sconforto che affligge i famigliari e i colleghi dei due piloti tragicamente defunti nella caduta dell’elicottero AB412 del "118" valtellinese avvenuta il 13 agosto in Valfurva (Sondrio). Nel corso della missione di quel velivolo gli operatori tecnici e sanitari avevano appena prestato i soccorsi ad un turista caduto in montagna. Dopo aver tempestivamente trasportato il medico e i soccorritori sul posto i piloti si stavano allontanando, quando una improvvisa turbolenza e i pericolosi costoni rocciosi hanno causato il tremendo schianto e la conseguente tragedia.

Questo episodio come molti altri ci ricorda che esistono persone che quotidianamente rischiano la vita per tentare di salvare quella degli altri. 

La provincia di Bergamo è per circa il 50% costituita da territorio montuoso, dove in estate numerosi turisti si espongono ai rischi e alla eventualità di una richiesta di soccorso, che spesso si rende difficoltoso per le condizioni proibitive dell’ambiente in cui si opera.

Il territorio della zona di competenza di Capriate San Gervasio è lontano dalle montagne ma presenta anch’esso notevoli rischi e insidie ambientali: si pensi ad esempio alle numerose industrie chimiche e simili (e alla necessità di accedere rapidamente all’interno di fabbriche e stabilimenti) o alla insidiosa pericolosità della trafficatissima Autostrada A4, che diventa una potenziale trappola mortale anche per gli operatori della strada (operai, forze dell’ordine, soccorritori, ecc.) quando sono chiamati ad intervenire sul nastro d’asfalto più battuto d’Europa.

Per tutti questi motivi i Volontari del Soccorso chiedono ai cittadini un pizzico di comprensione e pazienza, anche in quegli eventuali casi in cui qualcosa in ciò che facciamo si discosta un poco dalla perfezione che tutti vorremmo.

Michele Lecchi
il portavoce stampa-locale
CROCE ROSSA ITALIANA
Unità Locale di Capriate S. Gervasio
Sede provvisoria: Via Bergamo 106
24042 Capriate S. Gervasio (BG)
Tel. 02-90962737
(Per emergenze: tel. 118)


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Calendario scolastico regione Lombardia 2003/04

Dal documento di programmazione del calendario scolastico della regione Lombardia, abbiamo tratto le date principali del prossimo anno scolastico 2003/2004 che pubblichiamo.
 
 

La data di inizio delle lezioni e’ fissata per il 11 settembre 2003. 

La data di termine delle lezioni e’ fissata per il 5 giugno 2004.

Il 30 giugno 2004 e’ la data di termine delle attività educative nelle scuole dellíinfanzia.

Giorni di interruzione delle lezioni:

- il 1° novembre, festa di tutti i Santi

- l’8 dicembre, Immacolata Concezione

- dal 22 dicembre 2003 al 6 gennaio 2004 vacanze natalizie

- dal 7 aprile 2004 al 14 aprile 2004 vacanze pasquali

- il 1° maggio, festa del Lavoro

- il 2 giugno, festa nazionale della Repubblica
 
 

Dalla data di inizio e di termine delle lezioni sopra riportate (tenuto conto dei periodi di vacanza indicati per Natale e Pasqua) intercorrono 206 giorni per le scuole elementari e secondarie, che si riducono a 205 nell’ipotesi che la ricorrenza del Santo Patrono cada in un giorno in cui siano previste lezioni, dei quali non meno di 200 giorni vincolati a lezione.
 
 
 
 
 
 

Anno scolastico 2003-2004: 
invito dell’Associazione Genitori.

La scuola ricomincia e con essa parte il secondo anno di attivita’ dell’Associazione Genitori di Capriate San Gervasio.

Anche quest’anno vogliamo essere presenti tra le famiglie del nostro comune con nuove iniziative.

Per contribuire alla realizzazione di queste attivita’ o anche solo per raccontare la tua esperienza ed esprimere le tue preoccupazioni o i tuoi suggerimenti, sei invitato agli incontri del Consiglio Direttivo che si svolgono tutti i primi mercoledi’ di ogni mese nella saletta del comune in via Benaglia dalle ore 20.30.

La crescita dei nostri figli dipende da ciascuno di noi.

Associazione Genitori di Capriate S. Gervasio:

Tel. 029090459-029091015 

e-mail asso_gen.csg@virgilio.it 

web site: http://space.virgilio.it/asso_gen.csg@virgilio.it


 

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Festa dei chierichetti in Parrocchia e invito a nuovi chierichetti

Dal gruppo di chierichetti della nostra parrocchia riceviamo una dimostrazione di impegno che fa riflettere anche noi grandi sull’importanza del servizio

Con piacere ed entusiasmo partecipiamo alla festa di "Clakson" in Seminario. Però per noi chierichetti l’appuntamento più atteso è la festa annuale che facciamo nella nostra comunità di San Gervasio. Anche quest’anno il 15 Giugno alla Santa Messa delle ore 10 tutti noi chierichetti ci siamo radunati per animare la S. Messa, ed era un incontro atteso al quale nessuno doveva mancare.

Al termine della Celebrazione Eucaristica abbiamo fatto la foto di gruppo assieme al nostro parroco e poi una gradita sorpresa: un bel regalino come conclusione dell’anno e un buon sacchettino di caramelle... non potevano mancare.

Dobbiamo ringraziare molto il nostro carissimo don Giancarlo perché ci segue con amore e simpatia e ogni tanto ci dona qualche cosa bella e buona. Uno dei regali più belli è di invitarci all’oratorio a cena durante le feste patronali offrendoci: pizza, bibite, patatine, gelato... Grazie di cuore!

Altro dono è di abbonarci tutti a "Clackson" il bel giornalino diocesano dei chierichetti fatto molto bene.

Fin dal primo incontro che facciamo a settembre ci viene distribuito il numero uno che parla dell’estate. Con impegno ci accingiamo a leggerlo per poter rispondere bene e giusto al "concorso" che c’é in ogni numero; sollecitati anche dalla suora che segue il nostro gruppo e ci tiene tanto perchè tutti alla festa che si fa in Seminario possiamo essere premiati per la nostra fedeltà e la nostra volontà.

Al presente il nostro gruppo è composto da ragazzi e ragaze delle medie ed elementari. Fra di noi ci vogliamo molto bene e siamo un gruppo di amici che si incontrano volentieri, giocano assieme prima e dopo l’incontro, se il tempo ce lo permette, e ci piace poter servire all’altare del Signore durante le S. Messe, soprattutto la domenica, a turno.

Da giugno ci siamo alternati a servire per garantire la presenza anche nel periodo delle vacanze. Siamo contenti perchè quest’anno si sono già uniti al gruppo tre nuovi chierichetti che a maggio hanno ricevuto per la prima volta Gesù nell’Eucarestia. Hanno iniziato con vero impegno ed entusiasmo questo importante servizio, e se non erano in ferie lontano dalla parrocchia, quasi tutti i giorni sono andati a servire la S. Messa delle ore 8 anche nei giorni feriali. Bravi! Siamo convinti e speriamo che il loro esempio venga seguito da altri ragazzi e ragazze, in particolare di IV elementare.

Servire all’altare del Signore è bello ed è un grande onore!

Amici, provate, siamo sicuri che sarete contenti e sentirete grande gioia nel cuore. Non possiamo raccontarvi tutto, sarebbe troppo lungo il discorso... Le sorprese nel nostro gruppo non mancano! Venite vi aspettiamo!

Prima dell’inizio dell’anno scolastico Sr. Gianalfreda invierà l’invito a ciascuno per un incontro tutto per voi; cercate di parteciparvi, se può, anche la presenza della mamma o altra persona della famiglia è gradita; vi verrà spiegato bene ogni cosa... Voi potete fare le domande che vorrete e vi sarà dato risposta... così saprete meglio quali sono gli impegni dei chierichetti e come si vive insieme.

Coraggio, vi aspettiamo!

Il nostro bel gruppo deve crescere, in numero, bontà, amore verso Gesù e i fratelli.

E’ molto importante, fondamentale, la collaborazione dei genitori, nonni. A settembre riprenderemo con rinnovato impegno il nostro servizio.

I Chierichetti di San Gervasio

uniti alla suora


 

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DON FLAMINIO COLLICO NON C’È PIÙ

Era attualmente in Toscana. Incidente mortale con la moto. 

Nella stagione 1987/1988 a San Gervasio.
 
 

Lunedì 28 luglio 2003 è morto improvvisamente don Flaminio Collico, un giovane sacerdote di 35 anni di Azzano S. Paolo, che qualche anno fa era stato a San Gervasio per una intera stagione, quando ancora studiava al primo anno di Teologia.

Don Flaminio (che da due anni si trovava in Toscana, dove seguiva la pastorale giovanile della comunità di Sant’Ilario, e dall’anno scorso era stato nominato parroco a Campoli, in Val di Pesa) è caduto dalla moto sulla quale stava viaggiando ed è finito sotto le ruote di un’auto che proveniva dalla direzione opposta, morendo sul colpo. L’incidente è accaduto pochi minuti prima delle 13,30 a San Casciano in Val di Pesa (Firenze), in località Talente, lungo la strada che collega il paese a Cerbaia, e che in quel tratto prende il nome di via Empolese.

Don Collico (nato il 21-6-1968) era stato a San Gervasio nella stagione 1987-1988 a prestare servizio domenicale. Era il catechista dei ragazzi di prima media.

Successivamente era stato a Caprino Bergamasco, al Patronato san Vincenzo, alla Casa del Giovane, alla Clinica Gavazzeni. Il 15 aprile 1993 era tornato all’oratorio di San Gervasio a raccontare la sua esperienza estiva con i missionari diocesani in Bolivia. Fu quella probabilmente la sua ultima apparizione nel nostro oratorio. 

Ricevuta l’ordinazione sacerdotale il 12 giugno 1993, era poi tornato nel Patronato San Vincenzo, facendo esperienza come vicedirettore della Casa del Giovane (1993-2001). Poi il suo trasferimento in Toscana: prima nella parrocchia di Sant’Ilario (Firenze) ed infine a Campoli in Val di Pesa. Il 28 luglio 2003 la sua breve ma intensa vita, per cause ancora sconosciute, si è tragicamente interrotta.

Lo abbiamo appreso leggendo il quotidiano L’Eco di Bergamo del 29-7-2003, in prima pagina e a pagina 17. Sul giornalino Comunità S. Gervasio numero 20 del Luglio/Agosto 1993 era stato pubblicato un trafiletto (pag. 6) con la sua fotografia insieme a quella del suo compagno Angelo Riva, con il quale aveva prestato servizio nel 1987/88 nel nostro oratorio.

Tutta la comunità di San Gervasio, come quella di Azzano S. Paolo e del Patronato S. Vincenzo di Bergamo, si uniscono al dolore della mamma Tecla, della sorella Luigina e del fratello Mario.

Flaminio Collico, come viene definito da varie testimonianze raccolte dai giornalisti de L’Eco di Bergamo, era "una persona schietta ed esuberante, dalla battuta facile, ma dai modi sempre molto garbati". Aveva "allegria trascinante, semplicità e immediatezza nei rapporti umani, occhi spalancati sul mondo delle giovani generazioni con la capacità di pensare un progetto educativo espressamente per loro". Parlano di lui dicendo: "era un giovane vivace, pieno di vita e molto sportivo. La sensibilità caritativa ed educativa fu molto precoce in lui". Caro don Flaminio: lasci un vuoto nel cuore in tutti noi che ti abbiamo - anche se solo per pochi mesi - conosciuto ed apprezzato. 

Mik
www.miknet.it
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UNA FINESTRA APERTA SUL MONDO

Il tempo delle emozioni

La notizia della morte di don Flaminio ci è giunta come un fulmine a ciel sereno in questa afosa estate.

Sempre, questo tipo di notizie lasciano un po’ sconcertati, ma quando il "protagonista" è un caro amico, ti invade un senso di solitudine e di abbandono come se ti avessero lasciato solo, nel deserto. 

Tutte le parole non dette e le occasioni di incontro perdute si accalcano prepotentemente nella memoria e insistente si insinua una domanda: perché?

Il tempo dei ricordi

"La prima volta che vidi don Flaminio rimasi colpito dal colore dei suoi occhi, dal bell’aspetto elegante e da come giocava a pallone ( la sua passione ).

Le successive volte però mi colpirono la sua disponibilità e la sua attenzione all’ascolto, la gentilezza con la quale sapeva rincuorarti e l’estrema disinvoltura con cui parlava di Dio".

E’ vero era una sua scelta, ma in Flaminio capivi subito che era la sua vita e che avrebbe speso fino all’ultimo minuto per Lui e per il prossimo.

"Ricordo che, dopo una sua omelia in occasione della Giornata del Seminario, gli chiesi come mai avesse scelto di commentare le letture del giorno in modo "tradizionale, da prete" anziché parlare della propria vocazione, della scelta di entrare in seminario, ecc. Mi rispose che n’avrebbe parlato volentieri se qualcuno gliel’avesse chiesto, ma che la Parola di Dio era ben più importante della sua personale esperienza.

Non ebbi mai il coraggio di chiedergli nulla a riguardo dopo una risposta del genere".

Ancora ricordiamo la sua disponibilità e accoglienza quando, già prete e destinato alla Casa del Giovane del Patronato S.Vincenzo di Bergamo, si andava a trovarlo: aveva sempre un momento da dedicarti nonostante i suoi tanti impegni; mai un "Non adesso, sono preso".

Ma la cosa straordinaria era che ogni persona che incontrava ( un esordiente dell’Atalanta, un extracomunitario, un disabile ), era importante come il più importante dei suoi ospiti.

Il tempo della memoria

Tante parole sono state dette e scritte di don Flaminio in occasione di questo tragico evento. 

Anche i nostri personali ricordi non vogliono sostituirsi a quelli di chi lo ha incontrato e ne conserva sicuramente il ricordo e lo sguardo nel cuore.

Vogliamo solo ricordarlo con una frase pronunciata al Patronato S. Vincenzo in occasione delle sue esequie, che riassume tutta la sua sensibilità, cortesia, attenzione e amore verso il prossimo: "Don Flaminio era una finestra aperta sul mondo".

Ciao Flaminio.

Ricordiamo che secondo le volontà della famiglia si può sostenere un progetto in Bolivia ( dove don Flaminio è stato parecchie volte) attraverso

C/c n° 358242 intestato a Patronato San Vincenzo via Gavazzeni 3 BG

Causale don Flaminio Collico progetto Bolivia

Emanuela e Roberto


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FEDERICA, LA PRIMAVERA DEL NOSTRO CICLISMO

L’esordiente tredicenne ha vinto il 27 luglio un campionato italiano. Premiata a San Gervasio dalle autorità comunali.

Capriate San Gervasio e Verdellino hanno un valido motivo per essere orgogliosi.

Una giovane ciclista della società "C.C. Pagnoncelli", Federica Primavera (classe 1990), ha vinto il 27 luglio a Santa Croce sull’Arno (Pisa) il Campionato Italiano femminile categoria Esordienti. Pochi giorno dopo, sempre in Toscana, si è evidenziata nel campionato italiano di velocità in pista, ed ha conquistato un terzo posto nella gara individuale a punti.

Federica ha tredici anni, abita a Vedellino, ha ereditato la passione per la bicicletta dal papà corridore e dal fratello maggiore (che corre)… e fin da subito si capiva che il suo era un talento speciale. Nella sua carriera ha ottenuto circa 120 vittorie (nelle categorie giovanissimi ed esordienti). Correndo –raccontano i tecnici della società ciclistica Pagnoncelli- spesso batteva anche i maschietti, e quest’anno le sue capacità competitive sono esplose: dieci vittorie sono il suo personale curriculum per il solo 2003, tra campionati provinciali e regionali, e il campionato italiano assoluto su strada.

Il suo Direttore Sportivo, Stefano Travella, è molto orgoglioso, così come tutto lo staff della società ciclistica. Il patron Pagnoncelli nel giorno della gara era emozionatissimo e non stava più nella pelle al momento della vittoria. Questa impresa ha avuto un meritato riconoscimento da parte della popolazione di Capriate San Gervasio, che ha voluto calorosamente festeggiarla. Nella prima domenica di agosto, all’oratorio di San Gervasio tutti hanno potuto conoscere di persona la campionessa, che ha ricevuto i complimenti dal sindaco e dalle autorità.

Fra i coscritti di Federica merita una citazione anche Gabriele Pizzaballa, per il suo 12° posto conquistato a S. Croce sull’Arno. Un plauso e un invito a continuare nello sport va naturalmente tributato a tutti i giovani e meno giovani ciclisti dell’intera società.

Ed ora la domanda è di rito: cosa farà Federica "da grande"? Nel suo futuro il ciclismo continuerà ad avere una certa importanza, e nel frattempo l’uscita dalle scuole medie impone di iniziare a pianificare la propria vita: un momento delicato. Chi la conosce riferisce di una sua grande passione: i bambini. Le auguriamo pertanto di intraprendere una carriera scolastica e professionale in un campo attinente alla sua inclinazione, e di riuscire a conciliare armoniosamente il tempo da dedicare allo sport con il tempo da dedicare alle altre cose importanti della vita (scuola o lavoro, famiglia, amici, svago), sempre dimostrando umiltà, dedizione, lealtà, impegno e… la tenace speranza di ottenere il meglio da se stessi. Noi le saremo vicini.

Mik
www.miknet.it

 
 
 

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Aiutiamoli a vivere

Nel mese di ottobre verrà Beatificata Madre Teresa, suora missionaria della carità. A lei Papa Paolo VI nel 1971 conferì il premio per la Pace "Giovanni XXIII". Mi sembra giusto onorare Madre Teresa attraverso il nostro giornalino parrocchiale, riportando la testimonianza di persone che l’hanno conosciuta personalmente, e che tutt’ora portano avanti la sua volontà. Queste persone appartengono al gruppo "Aiutiamo i Fratelli Poveri e Lebbrosi" di Peia (BG).

Abbiamo avuto la fortuna di conoscere personalmente Madre Teresa durante i nostri innumerevoli viaggi in India, per portare aiuto a persone bisognose, bambini abbandonati, malati e lebbrosi, che purtroppo anche nel 2003 sono ancora numerosi. Parlare di Madre Teresa è molto difficile perchè ogni parola siamo certi che non è all’altezza per definire la sua persona, ma sopratutto la sua vita. Semplice, umile, sempre sorridente, piccola, grande donna, lei e le sue sorelle si alzavano al mattino presto, insieme assistevano alla messa e pregavano, poi a due a due via negli slum più poveri e malfamati a portare medicine, cibo o semplicemente una parola di conforto. La loro casa è spoglia e vuota, non ci sono televisori, radio, lavatrici o altre cose di questo genere. L’acqua la tirano su dal pozzo a mano con i secchi come facevano le nostre nonne, perchè Madre Teresa diceva, che per capire i poveri bisognava vivere come loro e insieme a loro. Madre Teresa aveva una fede incrollabile nella Divina provvidenza, anche di fronte a cose apparentemente impossibili. Infatti, alle migliaia di persone che ogni giorno bussavano alla sua porta, riusciva a trovare qualcosa per tutti e nessuno andava via senza aver ricevuto cibo, medicine e quanto aveva bisogno. A Calcutta e anche in altre città dell’India, Madre Teresa ha aperto parecchie case per bambini abbandonati, raccolti per strada dalle sue suore e anche quando erano stracolme, quando sembrava che non ci fosse posto più per nessuno, lei diceva: "Prendetene ancora c’è sempre posto per un bambino in più". E qui si vede proprio l’amore di Cristo sul volto di quelle povere suore, che senza soldi, senza mezzi, con un caldo soffocante e solo con poche misere cose, instancabilmente, giorno e notte si dedicano a questi bimbi bisognosi di tutto e sempre col sorriso sulle labbra. Ma Madre Teresa aveva pensato anche a chi stà per morire, e tra mille difficoltà, riusci ad aprire un ospedale per i moribondi, in modo che le persone, dopo aver vissuto una vita sulla strada, potessero morire con dignità e con le parole di conforto delle sue suore e dei numerosi volontari che arrivano da tutto il mondo. Vi assicuriamo che visitando questo luogo si ha conoscenza di tutte le malattie e degenerazioni di questo mondo, ma si rimane colpiti dalla grande serenità dei quei volti morenti e dalla straordinaria dedizione, dell’amore e della instancabile volontà di chi li assiste. Tante cose ci sarebbero ancora da dire, tante esperienze vissute in prima persona con Madre Teresa, ma quella che non dimenticheremo mai, che è rimasta scolpita nei nostri cuori, è stato l’ultimo incontro alcuni mesi prima che morisse. Dandoci la sua benedizione ci ha raccomandato ancora una volta, quasi supplicato: "continuate nel cammino che avete intrapreso, aiutate sempre i poveri più poveri", quasi un testamento per noi. E noi cerchiamo di fare del nostro meglio dandoci da fare il più possibile per far conoscere a tutti la triste realtà vissuta da persone proprio come noi, ma solo più sfortunati, bisognosi del nostro aiuto. E ancora Madre Teresa ha più volte affermato che noi Occidentali siamo tristi nella nostra ricchezza, mentre i poveri ci insegnano valori grandi che noi purtroppo abbiamo dimenticato. Noi li aiutiamo a uscire dalla miseria, ma loro ci regalano qualcosa in più, ci insegnano una maniera diversa di vivere, servirsi delle cose, ma non diventare prigionieri di esse e credere che ci sono valori assai più importanti del denaro: l’amore, il calore della famiglia, il sorriso dei bambini, l’amicizia, la gioia. il messaggio vissuto, portato con estrema semplicità da Madre Teresa rimarrà sempre come un sole che illuminerà questo nostro mondo, e all’uomo di buona volontà, la strada da seguire per completare il messaggio del Cristo: "Ama il prossimo tuo come te stesso".

Peia 05/08/2003

Gentile signora Battistina, Come richiesto a suo tempo,

inviamo un nostro pensiero su Madre Teresa.

Auguriamo ogni bene.

Distinti saluti

Onorino e Liliana

AIUTIAMO 1 FRATELLI

POVERI E LEBBROSI

c/o BERTOCCHI ONORINO - LILIANA V. Zenucchi 

PEIA (BG) - 035/732207
 
 

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Tra i poveri per i poveri

Una testimonianza che esprime grande fede e coraggio

Tra poco ritorneremo per la sedicesima volta tra i poveri e i lebbrosi Indiani, per portare loro una goccia in questo oceano di necessità.

Il mese scorso abbiamo ricevuto una lettera che contiene una bellissima esperienza fatta da Monica C. di Modena, che crediamo molto interessante per il nostro tempo:

"Carissimi Onorino, Liliana e Gruppo Aiutiamo i Fratelli Poveri e Lebbrosi, mi chiamo Monica C. abito a Modena. Un giorno di marzo di cinque anni fa mi trovavo nella vostra Valle a Gandino dove c’era una grande fiera. Arrivata nella piazza centrale noto una mostra benefica sui vetri foto di bambini e lebbrosi indiani sfiniti dalla fame.

Entro, più per curiosità che per intenzioni benefiche.

Le foto sono impressionanti: bambini denutriti, lebbrosi con piaghe aperte, altri stesi per terra, assieme a voi ed alcuni volontari. C’erano anche delle suore che li pulivano e medicavano da croste. piaghe, pidocchi, mosche. E tutti sorridevano. Sia i banibini "Teschio", come i lebbrosi mangiati dal male, e pure voi non sembravate spaventati da tutto questo.

Io Madre Teresa di Calcutta l’ho incontrata lì da voi in questa mostra dell’India, su una grande foto appesa alla parete. Metto in borsa il vostro depliant. Torno in tarda serata a casa, non so il perché ma mi sentivo la febbre addosso: il mio amico mi dà un bacio veloce e se ne va. Sono andata a letto e sudavo… e poi gelavo, tutta la notte mi sono rigirata in attesa del sonno che non è venuto.

Avevo 19 anni ero bella e "grassa ragazza infelice", non perché ero grassa, no. Perché non capivo. ero vuota. mi trastullavo nei divertinienti. ero come si dice "viziata".

E stavo male fisicamente e mentalmente. Una cosa voglio dire al genitori, non crediate che lasciare ai figli la piena libertà di se stessi sia una cosa utile. I miei genitori mi lasciavano talmente libera che io non sapevo più che farne della mia libertà. e da tempo ero finita dall’analista.

Dopo una settimana ho capito che era l’India e Madre Teresa che mi chiamavano. Decidere e andarci non è stato semplice, ho dovuto convincere i miei, lasciare il lavoro, dirlo al mio ragazzo che rni ha preso per scema e mi ha lasciato.

Era vicino il Natale quando sono partita per l’India. Calcutta è un pugno nello stomaco (come voi ben sapete), TI LASCIA SECCA, la morte veramente la vedi a ogni angolo di strada, tutte le malattie di questo mondo le incontri. Finita la mia giornata di volontaria spesa a lavare, pulire, nutrire i poveri corpi che oramai più nulla hanno di umano, solo piaghe e moncherini, tra puzza di orina e carne putrida (io che avevo schifo di tutto).

Non hai una bella stanzetta pulita, la doccia, la camicia stirata, il "cosa vuoi per cena". Solo un pugno di riso, una banana, una brandina e un secchio d’acqua per lavarsi.

Ma incredibilmente ti senti felice, sei felice di essere lì, è il sorriso dei poveri, dei moribondi, che ti lava l’anima e il cuore: stare con le suore di Madre Teresa, lavorare con loro è meraviglioso, e non c’entra la religione. lo non sono credente, ci sono volontari da tutto il mondo e si diventa subito amici, una vera amicizia che non c’è più qui nel nostro mondo, dove tutto è basato sulla macchina nuova, i vestiti, i divertimenti, lo sballo, i soldi.

Torno un mese ogni anno a Calcutta, non posso permettermi di più, occorrono tanti soldi. faccio la babysitter da un paio d’anni, mi piace questo lavoro, e anche ieri sera quando la signora è tornata tardi dal lavoro, mi dice : "Scusami Monica del ritardo, ma in ufficio è stata una giornataccia". Mentre mettevo la giacca pensavo Cristina non è venuta neanche a salutare sua madre, come al solito era incollata alla sua playstation, mangiando ovetti e merendine. Non giudico nessuno, osservo: ci vuole coraggio per guardare. Che ci sia gioia lì in India, in mezzo al fango. tra i moribondi abbandonati, tra lebbrosi, nei vicoli tra bambini sporchi e denutriti, tra i tanti che vivono sotto i ponti, dove un pezzo di pane è merce rara e preziosa. E noi che siamo qui buttiamo via come avanzi di cibo quello che in India sfamerebbe dieci persone! E’ tutto talmente sbilanciato! Là sono troppo poveri, e noi troppo ricchi. Qui siamo troppo stupidamente infelici! Sono passati cinque anni da quel giorno che sono entrata nella vostra mostra che ha segnato la mia vita, solo ora

ho deciso di farvi conoscere la mia esperienza e dirvi il mio GRAZIE.

Nel mio cuore è sempre impressa la frase di Madre Teresa che avete messo:

PER UN BAMBINO POVERO E ABBANDONATO ANCHE UN SOLO MINUTO TRA LE BRACCIA DI CHI LO AMA CAMBIA TUTTO, E LO CAMBIA PER SEMPRE.

Con grande riconoscenza, Monica C.

 
 
 

Fai sempre del bene

Ma ricorda:

di 100 beneficati

40 Non ti guarderanno più in viso, perché non vorranno ricordare che tu li hai beneficati;

25 Riterranno essere stato tuo dovere beneficarli;

10 Pretenderanno da te maggior beneficio;

24 Ti renderanno in male il beneficio ricevuto;

1 Solo, forse, ti sarà grato.

Ma se neppure uno ti fosse grato, che importa?

Tu hai fatto il bene per il bene; questo solo é vero e degno scopo della vita e questo solo ti basti.

È il bene, la gratitudine che devi cercare.

Signore Gesù, che hai creato con amore,

sei nato con amore,

hai servito con amore,

hai sofferto con amore,

sei morto per amore. 

Io ti ringrazio per il tuo amore per me

e per tutto il mondo.

Insegnaci sempre ad amare.

Ti chiedo benedici tutti noi.
 
 

Madre Teresa di Calcutta
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La santa dei poveri

Il 20 dicembre 2002, Papa Giovanni Paolo II, ha firmato un decreto che riconosce le virtù della "Santa dei poveri", Madre Teresa di Calcutta, iniziando così il processo di beatificazione più rapido nella storia delle "cause" dei santi. La data, prevista per il prossimo 16 ottobre, è stata voluta in tempo record anche per la grande popolarità di cui gode la piccola suora di origine macedone, così come è avvenuto per Padre Pio.

Una vita dedicata ai poveri, la sua, ai malati ed agli emarginati; una grande sfida, riconosciuta con il nobel per la pace nel 1979.

A lei va il merito di aver portato alla luce la miseria più nera di una delle città più povere della terra, la capitale sovrappopolata ed insalubre del Bengala: Calcutta, definita da tutti coloro che l’hanno visita ( me compresa ) una vera e propria "discesa all’inferno".

Madre Teresa, infatti, dopo aver pronunciato i voti nel 1931, viene mandata nel 1935, a completare i suoi studi a Calcutta , presso l’Istituto delle Suore di Loreto. La realtà locale la lascia sconvolta. Di fatto un’intera popolazione nasce, vive e muore sui marciapiedi. Per loro niente lavoro, nessuna dignità e nessun futuro.La maggior parte dei bambini muore appena nata, i loro cadaveri gettati in una pattumiera o nei canali di scolo. Madre Teresa non può che restare inorridita quando scopre che i resti di questi piccolo vengono raccolti la mattina insieme all’immondizia… da qui l’opera di Madre Teresa per i poveri si fa sempre più intensa e sempre più missionarie la seguono indossando, come lei per la prima volta il 16 agosto 1937, il "sari" (vestito delle donne indiane) mettendo la loro via al servizio dei poveri dell’India .

Nell’autunno del 1950 Papa Pio XII, autorizza ufficialmente la nuova istituzione, a cui farà capo la piccola suora , denominata "Congregazione delle missionarie della Carità). Negli anni seguenti , vengono aperti, per volontà di Madre Teresa centri d’accoglienza per gli indigeni della città, centri tutt’ora esistenti come Kaligai, un tempo dimora di trafficanti di ogni sorta, e ora rifugio di moribondi e malati mentali; ma soprattutto orfanotrofi quali Shishu Bavhan e Dajadan dove ogni mattina le suore della congregazione raccolgono neonati abbandonati nella note da giovani madri disperate.

Negli anni sessanta l’opera di Madre Teresa si arricchisce di due nuovi rami: la "Congregazione dei frati missionari" e la "Fraternità dei collaboratori laici di Madre Teresa".Inoltre negli anni ottanta l’ordine inizia ad insediarsi anche nei paesi comunisti come URSS, Yemen, Etiopia e Cina, fino ad allora vietati ai missionari.

L’aspetta più emblematico di Madre Teresa resta comunque il suo estremo rigore nei confronti della missione. Si racconta , ad esempio , di come abbia rifiutato, il dono di 100 lavatrici per agevolare il lavoro dei suoi centri, perché "Queste non lavano con l’amore"; oppure di come abbia obbligato alcune suore a gettare delle conserva di pomodoro fatta dopo aver ricevuto come regalo tonnellate di pomodoro fresco perché questo "rappresentava un segno di sfiducia nei confronti della provvidenza divina". Di certo una figura a tinte forti, determinata nella sua lotta alla miseria, in modo molto pratico, capace anche di respingere l’aiuto offerto da giovani occidentali che manifestavano il desiderio di appoggiarla nella sua opera.

A questo riguardo le sue parole per questi giovani sono stare : " in Francia, come a New York, e dovunque, questi esseri hanno fame di essere amati: questa è una povertà terribile, senza paragone con la povertà degli Africani e degli Indiani...

Non è tanto quanto si dà, ma è l’amore che mettiamo nel dare che conta ... pregate perché ciò cominci nella vostra stesa famiglia. I bambini non hanno spesso qualcuno che li accolga quando rientrano da scuola, quando si ritrovano con i genitori è per sedersi davanti alla televisione, e non scambiano una parola. E’ una povertà molto profonda ... dovere lavorare per guadagnare la vita della vostra famiglia, ma abbiate anche il coraggiosi dividere con qualcuno che non ha, forse semplicemente un sorriso, un bicchiere d’acqua, sedetevi a parlare per qualche istante o magari scrivete una lettera ad un malato degente in ospedale ..."

Il suo messaggio è fin troppo chiaro: non esiste una sola povertà, come non esiste un solo modo per combatterla, ma di certo l’amore è l’unico punto di partenza...Madre Teresa che c’ha insegnato e grazie alle sue opere continuerà a farlo.

Francesca Riva

 

"LA VITA" di Madre Teresa di Calcutta 

* La vita è un’opportunità : coglila

* La vita è bellezza : ammirala

* La vita è beatitudine : assaporala

* La vita è sogno : fanne realtà

* La vita è una sfida : affrontala

* La vita è un dovere : compilo

* La vita è un gioco : giocalo

* La vita è preziosa : abbine cura

* La vita è una ricchezza : conservala

* La vita è amore : godine

* La vita è mistero : scoprilo

* La vita è una promessa : adempila

* La vita è tristezza : superala

* La vita è un inno : cantala

* La vita è una roccia : accettala

* La vita è un’avventura : rischiala

* La vita è felicità : meritala

* La vita è la vita : difendila

Madre Teresa si definiva: 

" La piccola matita nelle mani di Dio"
 
 

In occasione della beatificazione di Madre Teresa di Calcutta ( Roma 19 ottobre ) il Centro diocesano pellegrinaggi in collaborazione con il Centro missionario diocesano,propone due itinerari: 

* In aereo ( 18 - 19 ottobre )

* In pulman (17 - 21 ottobre, con visita anche al Santuario di Pompei

Le iscrizioni si chiudono il 20 Settembre

Per informazioni contattare Centro diocesano pellegrinaggi, Tel. 035/210128
 
 

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IL FUTURO DEL NOSTRO PAESE (2ª parte)

Prosegue l’intervista con il sindaco Arch. Cristiano Esposito e il Dr. Fausto Callegari portavoce del "Gruppo di Coordinamento delle Associazioni". L’intervista é avvenuta il 23/04/2003 presso il Municipio tra il massimo rappresentante politico Comunale e il rappresentante dei gruppi "storici" del paese che si occupano dei temi dibattuti.

Seconda parte. Buona lettura a tutti.

Verranno fatte due domande a cui risponderanno in sequenza prima il Sindaco Arch. Cristiano Esposito e poi il Dr. Fausto Callegari.

Il coinvolgimento dei cittadini sulle scelte importanti é stato uno dei vostri impegni contratti con gli elettori.

Siete favorevoli alla creazione di una consulta tra voi e le associazioni dei cittadini che, con metodo concertativo, possa dar voce a questi soggetti preventivamente alla realizzazione dei progetti nei settori mobilità e urbanistica, ossia le grandi scelte che generalmente qualificano un comune?

La risposta del Sindaco:

Certe questioni vanno viste sotto un’ottica costruttiva, e in questo senso bisogna cercare di portarle avanti, comunque la decisione finale sarà dell’Amministrazioe Comunale, come é giusto che sia. Si dovrebbero nominare due o tre delegati delle associazioni che potranno intervenire alle Commissioni Urbanistiche, noi siamo ben disponibili a realizzare questa consulta, resta inteso che queste persone non avranno dirito di voto ma solo il diritto di esprimere il loro pensiero. Posso sin d’ora garantire che il sottoscritto e gli Assessori competenti sono disponibili ad affrontare questi incontri. Ribadisco inoltre la piena disponibilità a chiamare a far parte delle Commissioni Comunali, i rappresentanti di tutte le Associazioni che ne faranno richiesta.

Voi sareste disponibili e in che misura?

La risposta di Fausto:

Quello che noi proponiamo é di realizzare alcuni incontri tra i nostri rappresentanti e l’Amministrazione in cui voi proponete il vostro progetto e insieme si discuta sulla fattibilità e l’effettiva utilità della proposta, anche se sicuramente la decisione finale spetterà sempre a voi. Per quello che riguarda i problemi del traffico abbiamo delle proposte che riteniamo interessanti, perché cerchiamo di tenerci sempre aggiornati. A questi incontri potrebbe partecipare anche un urbanista, sicuramente più capace di noi. Questi incontri andrebbero fatti prima che la questione arrivi in Consiglio Comunale, e pertanto ci rendiamo totalmente disponibili a questa consulta, voi fissate una data per l’incontro e noi saremmo ben felici di intervenire.

È importante comunque coinvolgere tutta la popolazione sui temi importanti trovando degli idonei sistemi per consultarla.

A che punto sono i progetti di recupero della villa Carminati, compreso il ricorso al TAR, e quali le eventuali destinazioni?

La risposta del Sindaco:

Il Palazzo di Villa Carminati è uno dei tardi esempi di stile neoclassico risalente alla seconda metà del XIX secolo, come presumibile dalla lettura della mappe catastali del 1823, 1853 e del 1903 e riveste un ruolo centrale nel nostro paese. L’edificio è patrimonio comunale di tutti noi dal 1980, è bene culturale ai sensi del D.Lgs. 490/99 ed è sottoposto al vincolo della L. 1089/39. 

Responsabilmente, celermente e nei termini previsti ho inoltrato una richiesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per un finanziamento a fondo perduto finalizzato al recupero del nostro bene vincolato, ai sensi del D.P.R. n. 76 del 1998, il tutto per non incidere sulle casse comunali e quindi nelle tasche dei cittadini. 

Grazie alla mia insistenza e al lavoro attivo e presente del parlamentare del nostro Collegio On. Giacomo Stucchi della Lega Nord, sempre vicino alla realtà locale bergamasca, siamo riusciti ad ottenere un finanziamento a fondo perduto di Euro 1.000.000 (circa 2 miliardi di vecchie lire) che rappresenta un evento storico per il nostro Comune.

La richiesta di contributo è stata inoltrata a fronte di un progetto di fattibilità edilizio, funzionale e strategico di riqualificazione urbana, che ridà identità e centralità al nucleo storico di San Gervasio, attualmente privo di spazi pubblici e piazze. 

L’edificio accoglierà spazi socio-culturali al servizio della collettività, per esempio spazi di lettura/ricerca per ragazzi, adulti, locali di intrattenimento culturale e la possibilità di individuare un locale polivalente da destinare a riunioni di associazioni e cittadini etc.. 

L’accessibilità al Palazzo è particolarmente funzionale e sicura per la presenza della ciclopedonale che attraversa tutto il centro storico di San Gervasio; a tal proposito ricordo che la via ciclopedonale sarà intitolata ufficialmente alla Beata Gertrude Comensoli il prossimo 14 Settembre con una cerimonia.

I presupposti per recuperare Villa Carminati ora ci sono ed io agirò sempre in un’ottica di preventiva e oculata gestione, sono inoltre consapevole che con altro piccolo sforzo finanziario tale ristrutturazione potrà essere completata. Avevo promesso il mio massimo impegno e del mio gruppo per ottenere il finanziamento sopracitato e finalmente dopo più di vent’anni si concretizza l’opportunità reale e non propagandistica di ristrutturare e recuperare Villa Carminati.

Nel caso entrassero dei privati, cambierebbe la sua destinazione d’uso?

Sicuramente il privato vorrà qualcosa per sé, ma per il resto saranno degli spazi al servizio della comunità.

Cosa pensate di questa eventualità e quali sono i vostri progetti?

La risposta di Fausto:

Sicuramente la Villa Carminati é un pezzo di storia del nostro paese, ed é giusto che, qualora si ruscisse a ristrutturarla, ci siano degli spazi dedicati alla comunità, vuoi per gli anziani, ma anche per i giovani, dove ci si possa incontrare per discutere o per passare un po’ di tempo in compagnia. Ma anche dei locali dove le associazioni dei volontari possano riunirsi per discutere dei loro progetti. 

Rispetto alla prospettata nuova caserma dei Carabinieri dove verrà edificata e con quali risorse?

Inoltre quali vantaggi otterranno i cittadini e l’amministrazione da questa opera ?

Nel programma elettorale si parla di un sistema di videosorveglianza, da chi verra gestito, e quale é il fine ultimo di questa opera?

Quali saranno i costi?

La risposta del Sindaco:

Attualmente la Caserma riversa in condizioni a dir poco disastrose, di conseguenza i nostri Carabinieri lavorano in un ambiente di forte disagio. Al momento non sappiamo dove la nuova Caserma potrà sorgere. La cosa certa è che quest’opera non inciderà sulle casse comunali ma bensì dovrà essere realizzata con finanziamenti statali e/o privati. Sicuramente dovrà avere un accesso sicuro per consentire ai Carabinieri una certa fluidità di manovra nell’ambito delle loro competenze. Potrebbe affacciarsi su una arteria di grande percorrenza per esempio la Rivierasca, oppure essere più vicina ai centri abitati. Noi crediamo che tale intervento migliorerà la qualità del lavoro dei nostri Carabinieri che attualmente sono ridotti a lavorare in condizioni non degne a garantire un servizio così importante per i nostri cittadini.

La videosorveglianza è un servizio che potrà garantire ai cittadini maggiore sicurezza ma soprattutto sarà possibile avere la certezza del reato e di chi l’avrà commesso, il tutto in un’ottica preventiva di lotta alla microcriminalità. Tale sistema potrà controllare anche le infrazioni stradali. 

Le telecamere saranno posizionate in punti critici del nostro territorio tipo: parcheggi, parchi, scuole, cimiteri e in prossimità di angoli definiti sensibili dagli organi di pubblica sicurezza.

I nastri saranno visionati e poi conservati per almeno, credo, 48 ore. La somma impegnata per tale intervento è di circa 100.000 euro.

Voi cosa ne pensate?

La risposta di Fausto:

Secondo noi sarebbe meglio ristrutturare ed ampliare la Caserma esistente, anche perché si trova nel punto migliore del paese, mentre se quest’opera verrà realizzata, come dicevi prima, sulla Rivierasca si andrebbe a creare un nuovo intoppo alla fluidità del traffico di questa importante arteria, cosa che va contro ai nostri intenti che sono quelli di rendere sicuro e scorrevole il traffico su questa strada; in questo caso la cosa migliore, secondo noi, sarebbe quella di realizzare un’altro rondò. Se la Caserma verrà costruita a costo zero per il Comune, però chi la costruirà vorrà di certo dei ritorni urbanistici non indifferenti perché ci deve guadagnare. Per quello che riguarda la video-sorveglianza, 100.000 euro sono una bella sommetta insomma, credo che oltre a controllare quello che ci hai detto prima, questo servizio potrebbe anche essere usato per verificare il transito in paese dei non residenti, magari fornendo i cittadini di un distintivo di riconoscimento. Tutto questo potrà garantire un certo ritorno economico nelle casse del Comune.

Nei prossimi anni varie grandi opere progettate, vedi 4ª corsia della A4, Pedegronda e BreBeMI, passeranno alla fase realizzativa.

In questo contesto di grave degrado del territorio comunale e limitrofo, l’unica grande opera veramente utile per migliorare la qualità della vita di decine di migliaia di pendolari e di residenti, ossia il nuovo ponte urbano a fianco della A4, tra Capriate e Trezzo, rischia di non essere realizzato.

Quali sono le vostre intenzioni e come vi state eventualmente muovendo a livello politico?

Oltre a ciò la presenza di grandi impianti chimici circonda il nostro territorio, esiste un eventuale piano di evacuazione in caso di un rilevante incidente industriale?

La risposta del Sindaco:

I lavori per la realizzazione della 4ª corsia autostradale si presume possano iniziare entro i primi mesi dell’anno prossimo e terminare entro il 2006 ed avranno un costo di circa 360.000.000 di euro. Nelle fasi preliminari del progetto siamo riusciti ad inserire, con notevole impegno e tempismo, osservazioni e opere importanti per il nostro territorio per esempio la rotonda in prossimità dell’Hotel Cabina, la realizzazione di opportune barriere antirumore tutt’ora inesistenti. Inoltre siamo riusciti a far correggere il progetto preliminare per quanto riguarda la posizione del cavalcavia che conduce a Crespi d’Adda mantenendolo nella sede attuale. Per quanto riguarda la realizzazione di un nuovo ponte urbano di attraversamento dell’Adda, la Regione Lombardia ha manifestato la disponibilità ad assumersi l’onere e l’incarico di procedere ad uno studio dei flussi di traffico, tra i due abitati (Capriate e Trezzo), volto a stabilire la effettiva necessità di eseguire l’opera stessa. Le resistenze maggiori le abbiamo riscontrate, per ragioni economiche con la società Autostrade, ente che realizzerà l’ampliamento della 4ª corsia. Dal punto di vista tecnico si avrebbero enormi problemi di fattibilità per l’attraversamento dell’abitato di Trezzo sull’Adda, tuttavia la nostra pressione politica continuerà e non mancherà di farsi sentire. Un’altra proposta interessante suggerita dalla nostra Giunta, ma è soltanto una proposta da concertare con la Regione e quindi va presa con le dovute cautele, sarebbe la possibilità per residenti di Capriate San Gervasio di non pagare il transito autostradale Capriate San Gervasio-Trezzo S/A.

Ci tengo comunque a puntualizzare che la realizzazione della 4ª corsia autostradale è inserita nel quadro generale delle opere pubbliche ritenute strategiche a livello nazionale, ovvero fa parte della cosiddetta Legge Obbiettivo. La nostra strategia quindi è quella di ottenere il massimo per il nostro territorio pur nella consapevolezza, e i cittadini lo devono sapere, che l’opera si farà comunque a prescindere dai pareri dei Comuni interessati.

Per quanto riguarda il rischio di inquinamento ambientale, l’Assessorato all’Ecologia sta lavorando proficuamente per la realizzazione di un piano di protezione civile che contenga anche aspetti inerenti l’evacuazione in caso di pericolo.

Ci interessa la vostra analisi su queste grandi opere e quali sono i vostri suggerimenti.

La risposta di Fausto:

Purtroppo dobbiamo constatare che la principale opera per la nostra comunità, come il nuovo ponte urbano tra Trezzo e Capriate, rischia di non essere realizzata. Tale opera non consumerebbe altro territorio comunale, visto che si affiancherebbe a opere gia esistenti, e che anche le strade di collegamento sono gia presenti. La sua mancata realizzazione toglierebbe la possibilità di ridurre ulteriormente il traffico di transito dal nostro territorio. Vorrei ricordarti che durante la campagna elettorale questo, oltre all’espulsione totale del traffico di transito, é stato uno dei vostri punti di forza. Sull’ampliamento dell’autostrada esistono molti pareri sfavorevoli, anche da parte dei comuni limitrofi che si vedrebbero espropriati molti territori, alcuni dei quali destinati ad uso agricolo, ma, se come dici tu, il progetto verrà comunque realizzato, cerchiamo almeno di portare a casa il più possibile in termine di contropartita, cioé il nuovo ponte. Teniamo sempre presente che oltre alla 4ª corsia dell’autostrada ci vedremo piovere sul nostro territorio anche la BreBeMi e la Pedegronda, che porteranno non solo una mole di traffico enorme, ma anche nuovo inquinamento sia ambientale che acustico, cosa di cui non abbiamo sicuramente bisogno.

La mancanza di un piano di evacuazione della popolazione in caso di rilevante incidente industriale, ossia un’altra Seveso, viste il tipo di aziende chimiche presenti sul territorio, mette in serio pericolo l’incolumità di noi abitanti. Tale piano deve essere immediatamente approntato.

BRAVI EZIO

 
 
 

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Numero 80 (luglio-agosto 2003)
Comunità
S. Gervasio    www.csg.too.it